LE NOSTRE STORIE | 7 maggio 2015

La mia battaglia contro la leucemia

Melissa Bossi

Ed eccomi qui ad un anno da quel 18 aprile. Da quel giorno, la mia vita è cambiata. Ogni singola cosa è mutata. Non voglio riassumere tutto ciò che è successo in quest’arco di tempo fino ad oggi, assolutamente! La ragione di quel che sto scrivendo, è un’altra. È strano, ma adoro pensare che, senza quest’esistenza nel mondo, adesso non sarei la persona che sono e non rinnego nulla, ma soprattutto, la cosa meravigliosa che la vita mi ha regalato, è stata la leucemia.

Penserete che sono pazza, ma è la verità! È quel che penso realmente. Combatto, giorno dopo giorno, con una malattia strana, che a volte ti fa sentire tre metri sopra il cielo e poi ti fa sentire tre metri sotto terra, una malattia a cui non ti ci abitui mai. Quando mi hanno pronunciato quelle tre parole “hai la leucemia” il mio mondo ha cominciato a tremare, mi sono sentita morire dentro e ho tentato di farlo, più di una volta. Credevo di essere in un film, perché queste cose, si vedono il più delle volte lì… certe cose dovevano e potevano capitare agli altri, non di certo a me.
Ho pianto, tanto, forse troppo! Ho cercato invano un aiuto da parte di coloro che reputavo amici, ma nulla… La mia vita era insensata, vuota.
Poi, un giorno, non so cosa sia successo, so solo che una mattina, guardandomi allo specchio, ho provato un forte desiderio di spaccarlo, farlo in mille pezzi ed è stato lì che ho capito che non dovevo rompere lo specchio, dovevo essere io a cambiare. Ed ecco che Melissa cambia. Melissa riesce ad affrontare 8 cicli di chemioterapia, analisi, esami, ricoveri, febbre da cavallo, notti insonni, vomiti, eppure, a questa malattia devo molto, ne sono grata. Perché è la cosa migliore che mi sia successa, perché senza di lei non avrei mai scoperto la parte migliore di me.

La gente come me, come chi è malato di leucemia o di qualsiasi altra malattia, ha la fortuna di aver toccato il fondo più profondo e sa cosa conta, cosa vale la pena vivere e sentire. È vero, forse non bisogna mai andare troppo a fondo alle cose, restare in superficie in modo che anche il resto del mondo ce ne sia grato, ma per noi è diverso. Ci sarà sempre qualcuno che non ci capirà, che avrà qualcosa di più, che crederà di farci del male ridendo di noi e delle nostre vite che solo apparentemente sono normali, ma abbiamo superato tanti dolori, chemioterapie estenuanti e niente ci può scalfire. Nel corso di essa, ho trovato delle amiche, delle compagne di viaggio, delle sorelle, virtuali in un primo momento, ma presenti e pronte a tutto in nome dell’amicizia poi; persone che mi hanno resa migliore, che mi hanno aiutato a capire che bisogna andare avanti a testa alta, che non bisogna cedere alla paura, che non bisogna mollare mai; persone che hanno saputo trasformare questo anno insidioso e difficile in qualcosa da guardare con occhi diversi, con gli occhi di chi ha avuto comunque tanto amore da rendere questa vita degna di essere vissuta, anche con un cancro. Ho incontrato anche delle persone meravigliose che non ce l’hanno fatta, persone conosciute al day hospital, con cui ho condiviso gioie, dolori e speranze.

Melissa BossiSpero ogni giorno di poter essere, con la mia testimonianza, con il mio impegno, con la mia presenza di aiuto a qualsiasi altra persona che si affaccia in questa esperienza di malattia. La strada per sconfiggere il cancro è dura e i momenti di sconforto sono tanti. Nonostante la forza che ci guida e ci spinge, i momenti di crollo sono fisiologici ma, in questo percorso, si possono anche incontrare persone capaci di donare così tanto amore da modificare per sempre la nostra essenza. L’approccio che ho avuto, è sempre stato quello di parlarne, anche con persone con le quali entravo in contatto per poco, perché magari il calvario che ho passato io poteva essere utile a qualcun altro, anche a livello logistico, di informazioni sanitarie. “Come ti sei accorta?”. “Perché?”. “Che strada hai fatto?”. Perché poi alla fine, quando hai una malattia, può servire.

La mia esperienza non è stata una brutta esperienza, malattia a parte, intendo. Ricordo solo un periodo veramente orribile, quando ero senza capelli. Ho un carattere menefreghista, quindi sarei uscita senza niente addosso, ma è la gente che ti compatisce, che ti dà fastidio; certo, sarei stata così anche io, avrei pensato anche io: “Poveraccio, quello cosa sta passando”. È un commento che ti viene spontaneo, ma lo vedi negli occhi delle persone, e non è il massimo. Avere una malattia, a quest’età è orribile. Gli anni più belli, gli anni del divertimento, dei primi amori…

Oggi, mi ritrovo con molte cicatrici, ma una in particolare, è la mia cicatrice di guerra. La trovo bella, mi piace, arreda. E durante tutto il percorso della malattia, non so se era per esorcizzare la cosa, ma ho sempre parlato molto del problema, perché è una cosa che è arrivata nella mia vita, e avevo intenzione di renderla il più normale possibile. Allora mi è venuta una gran voglia di combattere l’ignoranza che circonda questa malattia e quindi, vi chiedo di unirci: il fatto di celarla non aiuta a contrastare questi atteggiamenti. Di tumore ci si ammala, di tumore si muore, ma al tumore sopravvivono (e soprattutto ci convivono) in tantissimi. Quindi, via le parrucche e l’ostracismo.
Io mi chiamo Melissa e ho il cancro.

Melissa Bossi