LE NOSTRE STORIE | 24 marzo 2015

Giacomo, guarito e capitano della “Mitica”

Giacomo, capitano della “Mitica”, nazionale dei ragazzi guariti dalla leucemia, ci racconta la sua storia.

foto mitica

La malattia mi ha colpito all’età di 15 anni, forse una delle età peggiori, perchè ogni adolescente pensa solo alle cose positive… ai sogni, a divertirsi, agli amici. Il mio sogno principale era di fare il calciatore.
Ad un certo punto, peró, mi sono dovuto svegliare di colpo, mettere da parte i sogni e cercare di combattere il male. Sono dovuto diventare grande all’improvviso…

Trent’anni fa non c’erano tutte queste possibilità di vincere la malattia, ma fortunatamente avevo un fratellino di 3 anni con compatibilità quasi identica alla mia, e forse questo mi ha aiutato ad affrontare meglio, con positività, il trapianto di midollo, effettuato il 15 novembre dell’ ’84.
Pian piano e con molta sofferenza e paure, sono riuscito a superare la fase dell’intervento, e contemporaneamente a ricominciare a sognare il momento in cui i medici mi avrebbero detto che tutto era finito. Questa attesa è durata 5 anni, è stata molto dura, entrate e uscite dall’ospedale, sentirsi diverso rispetto ai ragazzi della mia età, che non riuscivo più a frequentare, perchè a quell’etá si frequentano discoteche, birrerie e locali, posti dove non potevo andare per precauzioni verso il recupero.

Forse ho iniziato a crederci di essere veramente guarito il giorno in cui il mio allenatore venne a cercarmi per convicermi a tornare a giocare a calcio.
Ricordo la mia prima partita giocata dopo 2 anni dal trapianto. Fu un’emozione incredibile, piansi negli spogliatoi per paura, per tensione, per gioia, ma nel momento in cui inizió la partita dentro di me dissi: “Giacomo sei tornato”… e via a correre ancora per i campi. Forse da quel momento ho finito di pensare che ero diverso dagli altri, anzi ho iniziato a credere che fossi migliore di loro, perché  avevo dentro di me una forza di volontà fuori dal normale.

Ho avuto la fortuna di essere seguito costantemente dalla mia famiglia e da un’equipe medica eccezionale.
Ricordo che il giorno seguente il mio primo ricovero mi venne fatto il prelievo del midollo, non so il motivo, ma dopo 2 giorni lo dovetti rifare ancora, e la notte prima del secondo prelievo il dottor Jankovic la passó interamente con me cercando in tutti i modi di tranquillizzarmi, parlando di Juve e di tutto ció che poteva piacermi.
Ecco, quello che intendo dire è che per un bambino o un ragazzo di una certa età, sentire la vicinanza psicologica delle persone che ti curano, è un grosso vantaggio, è  un aiuto psicologico che non ha prezzo.

Da quel famoso 30 maggio 1984, la mia vita da malato a poi guarito, ha avuto molti alti e bassi, ho avuto anche un’epatite per via delle trasfusioni, e un po’ anche questo ha condizionato una parte di me.
Nel 1989 ho conosciuto Sonia, che poi è diventata mia moglie, ed è purtroppo l’unica persona insieme a mia figlia, che subisce i miei spessi cambi d’umore, soprattutto nei periodi dei miei controlli ospedalieri.
Nel 1995 quando pensavo che tutto filasse liscio, purtroppo un’altra brutta avventura era dietro di me. Durante un controllo medico scoprii di avere un altro tumore, questa volta alla tiroide. E via di nuovo entrate e uscite dagli ospedali, con un  nuovo intervento al Gaslini di Genova. Finalmente il 2/4/98 la nascita della mia piccola Marta che mi ha aiutato a far dimenticare tutte le mie paure. Anche adesso, quando vado ai soliti controlli, ho la certezza che tutto debba andare per il verso giusto, perché so che quando torno a casa, c’è il sorriso della mia bimba che mi aspetta. L’unica certezza che ho, dopo 30 anni passati tra ospedali e interventi, è che dal giorno in cui i medici mi hanno detto che ero guarito, gli ho sempre creduto, ma nessuno potrà mai farci guarire psicologicamente, perché quella della malattia psicologica è una cosa indelebile.

Ora sono il capitano della Mitica, nazionale dei ragazzi guariti dalla leucemia, ne faccio parte con orgoglio, ogni volta che indosso quella maglia mi vengono i brividi addosso, pensando a tutto ció che ho passato e sperando che sempre più bimbi colpiti dalla mia malattia possano provare quegli stessi brividi che provo anch’ io, da ragazzo guarito e tornato alla vita normale.

Un abbraccio, Giacomo Terranova