LE NOSTRE STORIE | 15 gennaio 2015

Cosa significa far parte del “Gruppo Ascolto”

Da genitore a genitore

Due nuovi volontari del Gruppo Ascolto dei genitori del Comitato Maria Letizia Verga, Dario e Laura, ci raccontano la loro scelta.

Dario FDario: il piacere di poter chiacchierare con i genitori nella speranza di alleggerire quel senso di oppressione

Mi chiamo Dario e sono il papà di una ragazza che nel 1997 si è ammalata di leucemia, poco prima che cominciasse la scuola elementare. Arrivati al Nuovo S. Gerardo, abbiamo affrontato un cammino comune a tanti ed infine siamo giunti alla meta attesa. Oggi mia figlia è iscritta all’Università di Milano ed ha una vita regolare come tante della sua età.

Oltre che per tutti i bambini, ho sempre conservato nel cuore un pensiero per tutti i genitori, che come a suo tempo per me e mia moglie, oggi si trovano ad affrontare lo stesso cammino. Non potrò mai dimenticare i giorni dell’esordio, la vita cambia in maniera inaspettata e violenta, ci si trova d’improvviso in un turbine di forza straordinaria che ci avvolge e non ci lascia il tempo di capire e di pensare, per me fu un momento devastante. Per tutto il periodo vissuto all’interno del reparto, ogni qualvolta arrivavano dei genitori per un nuovo esordio, io rivivevo i miei momenti terribili e avrei sempre voluto condividerli con i nuovi arrivati con la speranza di poter alleviare in loro la sofferenza del momento, trovavo ingiusto che un altro essere umano provasse ogni volta le stesse sofferenze, doveva pur esserci un modo perché l’esperienza di un padre o di una madre potesse essere trasmessa con utilità al prossimo.

Oggi ho il piacere di far parte del Gruppo di Ascolto, ideato nel 1996 e reso operativo nel 1998 dal Comitato Maria Letizia Verga con l’obiettivo di sostenere quei genitori che avevano appena ricevuto la notizia della malattia del figlio.

Oggi siamo un gruppo di 10 genitori, che insieme con le nostre esperienze vissute, tutte simili ma ciascuna con le proprie particolarità, ha il piacere di poter essere di supporto a chi vive le emozioni e le difficoltà legate ad un percorso difficile come quello da noi già vissuto. Il lunedì ed il giovedì sera siamo in reparto per il solo piacere di poter chiacchierare con i genitori con la speranza di alleggerire quel senso di oppressione che ogni padre ed ogni madre si porta dentro nei giorni che scorrono. Essere vivi dentro, quando tutto sembra crollare, aiuta noi e quindi i nostri ragazzi ad affrontare e sconfiggere anche una malattia. Uniti si è più forti e più sereni, non siamo soli, siamo una comuntità, che insieme a tutto il personale può rendere il percorso più sereno ai nostri figli. Oggi mia figlia ha un bel ricordo di un periodo che sappiamo benissimo essere veramente duro. Incredibile ma vero!

Un caro saluto

… un papà come tanti.

lauraLaura: I’ve been there

Gli inglesi, che hanno il dono della sintesi, per esprimere empatia nei confronti di un amico che soffre usano l’espressione I’ve been there: anche io sono stato lì, nel dolore e nella preoccupazione in cui tu ti trovi ora e per questo posso sentire e capire quello che provi. Nel nostro caso “lì” non è solo il luogo delle emozioni, ma anche un luogo fisico: il reparto dove si procede lungo il difficile cammino per raggiungere la guarigione.

Userei questa frase per spiegare la motivazione che mi ha spinto ad unirmi al Gruppo Ascolto: io sono stata lì ed ho compiuto questo cammino, fatto di dolore e preoccupazione, ma anche di speranza e di calore umano, ed il valore che questa esperienza ha per me come genitore e come essere umano si moltiplica se posso condividerla con i genitori che stanno vivendo questo problema, aiutandoli con la mia presenza e la mia storia, nei limiti delle mie capacità, a sentirsi appoggiati e capiti e a intravedere la possibilità di una luce in fondo al tunnel.

Durante i 5 mesi in cui sono stata in reparto con il Tommi (che aveva 2 anni ed un Linfoma di Burkitt), parlare con i genitori del Gruppo Ascolto ed ascoltare le loro esperienze sia durante la malattia dei loro bambini che dopo, quando hanno potuto riprendere la vita “normale”, mi ha aiutato a vedere la cura come un cammino (duro e massacrante, ma in movimento verso una possibile soluzione) e a considerare più reale la possibilità di un dopo. Ho capito che il sostegno offerto da questi genitori era prezioso e ho deciso che avrei partecipato alla loro attività. Per un paio d’anni sono riuscita a venire in reparto con gli amici del Gruppo Ascolto ed è stata un’esperienza importante che mi ha anche aiutato molto ad elaborare la mia storia personale. Poi, costretta ad interrompere per motivi familiari, ho giurato a me stessa che avrei ripreso non appena fosse stato di nuovo possibile. E quest’anno, dopo dieci anni, sono tornata in reparto. È una nuova emozione, perché molta vita è passata ed il tempo ci ha aiutato a metabolizzare questa esperienza, ma i ricordi sono tutti vividi e presenti così come la speranza di poter essere d’aiuto.

Mamma Laura

Gruppo ascolto, le origini

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