LE NOSTRE STORIE | 29 maggio 2014

Il momento più difficile della mia vita

Buongiorno, sono Maurizio Morandi. Mio figlio Niccolò insieme a me e a la sua mamma nel 2004 si è trovato a combattere una guerra che nessuno di noi aveva voluto contro la “pecòla” (così chiamavamo la Leucemia). Ora, dopo 10 anni di “armistizio”, il Nico è un adolescente brufoloso con una spiccata propensione per lo sport, le ragazzine, la Playstation e una, molto più attenuata, propensione verso lo studio.

Scrivo queste righe perché Niccolò si è cimentato per la scuola nella stesura di un testo i cui contenuti ci hanno sorpreso. Ci ha sorpreso come il figlio, che ci è rinato 10 anni fa, abbia sviluppato una sensibilità di cui sospettavamo solamente, ma che tiene inconsapevolmente celata. I ricordi appaiono rielaborati, trasformati e sublimati in una maniera che a noi adulti pare impensabile. Mi piacerebbe condividere il contenuto di questo trattato di psicologia iniziato da un bambino di 3 anni e mezzo e terminato dallo stesso di 13. Dal basso della mia inappropriata cultura non posso e non voglio aggiungere  a riguardo nemmeno una parola, ma lasciatemi la consapevolezza che la malattia, in noi genitori, a differenza di quello che per altri è scontato, automatico, normale e consequenziale, per “noi” è un goduto di sapore differente, una fragranza consapevole di qualcosa di conquistato e non solo concesso.

Per finire vorrei associarmi, con tutta l’anima, ai ringraziamenti verso i medici, infermieri, operatori delle associazioni che operano per guarire e sostenere i nostri piccoli malati, ma voglio a capo chinato,ringraziare i nostri figli, anche quelli che non ci sono più, per averci obbligato a comprendere attraverso la loro EROICA SOFFERENZA fino a che punto possiamo amarli….Solo questo, grazie per averci fatto scoprire che un figlio ci può nascere ogni giorno e questo, alla fine di questa nostra “guerra,” è meraviglioso. Vi amiamo, tutti. Un papà e una mamma.

P:S per la definizione esatta di pecòla vi consiglio la consultazione di un dizionario ITALIANO-LOMBARDO

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Caro Maurizio,
e’ bello e gratificante ogni tanto ricevere lettere come la vostra.
Scritta col cuore di un papà che ci descrive un figlio rinato, rinato bene
e sano, con una gran voglia di vivere
(la attenuata propensione allo studio è un dato ininfluente), ma con un
carisma che fa emergere un’apprezzamento delle cose di tutti i giorni
diverso dai suoi coetanei.
Ci piace pensare che la “Pecola” dopo tanto dolore abbia lasciato nella
famiglia, tutta, la capacità di apprezzare… la vita.
GRAZIE A VOI.
Giovanni Verga

Ricorda quali sono i ricordi legati ai momenti più difficili della tua vita

Il momento più difficile della mia vita è stato quando mi sono ammalato di Leucemia. Da quanto mi hanno raccontato in seguito, io mi sono ammalato a tre anni e mezzo, quando hanno scoperto la mia malattia, ogni giorno andavo in  ospedale per farmi fare un sacco di prelievi e punture finché non mi hanno ricoverato nel reparto di pediatria dell’ospedale di Monza.

Io ero molto scosso, perché non capivo come mai non andavo più all’asilo, perché non tornavo più a casa e rimanevo sempre in ospedale, ma la cosa che mi preoccupava e che non capivo era la preoccupazione dei miei genitori. Inoltre sono stato in isolamento perché non avevo molte difese immunitarie, mi hanno messo un catetere venoso (un tubicino infilato dentro un’arteria che permetteva di prelevarmi il sangue senza bucarmi sempre la vena) ma soprattutto mi facevano un sacco di punture.

Io non ho ricordi molto dettagliati perché ero piccolo, però ricordo bene che dopo ogni puntura io e gli altri bambini venivamo mandati in una stanza che ricorderò sempre; era una stanza molto grande pitturata di blu che sembrava un oceano, con tanti bei disegni fatti da bambini guariti non è per quello però che la ricordo, ma perché era piena di giocattoli e potevamo scegliere quello che più ci piaceva, era un modo molto efficace per farci passare il dolore. Ricordo inoltre che avevo una flebo sulla mano e i dottori e i miei genitori dicevano che avevo la pinna atrofica come Nemo.

Il ricordo più bello era quando venivo spinto da mio papà e da mia mamma sul carrellino della flebo e facevo le corse in corridoio. Per me comunque non è stato molto drammatico, perché non ero mai solo c’erano i miei genitori o i miei amici ammalati con cui andavo a disegnare o a giocare a calcio. Ero anche felice perché mi venivano a trovare i miei nonni e i miei zii e poi il vantaggio era che nove volte su dieci ricevevo un regalo.

Un altro lato positivo è che grazie ad una associazione che aiuta i bambini malati di leucemia organizzando gite e vacanze, ho potuto fare moltissime esperienze, per esempio siamo andati 3 giorni a Londra io e il mio papà, è stato molto bello, l’albergo era fantastico e abbiamo visitato un sacco di cose. Inoltre, sempre io e il mio papà siamo andati a vedere le Frecce Tricolori e siamo andati nella loro base, per me che sono appassionato di aerei, è stata la realizzazione di un sogno. Questa associazione ha dato anche un grande sollievo ai miei genitori, perché pubblica dei libri con le foto dei ragazzi e adulti guariti dalla Leucemia, perciò tranquillizzava vedere le foto di ragazzi felici e guariti.

Questa mia esperienza non è stata vissuta male perché anche i miei genitori sono stati forti a superare questa difficoltà.

Niccolò Morandi