“Per arrivare a domani”

Eleonora Colombo è una nostra mamma e ha vinto il secondo premio al Concorso Letterario Nazionale “Una goccia di sangue”, con il racconto intitolato “Per arrivare a domani” dove racconta la sua storia e quella di suo figlio Diego nel reparto di onco-ematologia pediatrica di Monza, ormai tanti anni fa.

LEGGI IL RACCONTO

La storia di Alida, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Faccio volontariato perché sono mamma di una bimba guarita e voglio far conoscere l’importanza di un’associazione come il Comitato a fianco dei medici e dei ricercatori ed anche perché voglio, in qualche modo, ricambiare il supporto che il Comitato ci ha dato in un periodo in cui non saremmo riusciti a percorrere con le nostre forze un solo metro da soli.

Aneddoto
Durante una raccolta fondi in occasione di un mercatino natalizio nel mio paese, ricordo la figura di un giovane straniero, che dopo essersi avvicinato per sapere di cosa si occupava l’associazione ha svuotato le tasche di tutte le monete che aveva…forse 8 euro in tutto, ma il gesto mi aveva colpito molto. Come si dice…tante gocce fanno il mare!

La storia di Giada, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Volontaria dal 2018 anche se ” Non mi sento di qualificarmi una volontaria, è una parola troppo grossa che non mi merito.
Ho conosciuto il Comitato Maria Letizia Verga indirettamente: all’amica del cuore di mia figlia è stata diagnosticata la leucemia nel novembre scorso.
La mamma di questa bambina è una tra le mie più care amiche; ho quindi iniziato a frequentare il Comitato, ho visto come lavora, come si approccia ai bambini e ai loro genitori, come funziona insomma.
E’ difficile da spiegare, ma non mi è stato chiesto di divulgare informazioni circa il Comitato e nemmeno di sponsorizzare la vendita di prodotti per la raccolta fondi in favore della ricerca, l’ho fatto e basta, ti viene da dentro, dal profondo del cuore e, se come nel mio caso, non l’hai mai fatto … lo fai.
E’ nata così la conoscenza con le splendide persone del Comitato che mi hanno aiutato a organizzare, in tempi davvero molto ristretti, la vendita delle uova di Pasqua ed è stato un enorme successo.
Non ho aneddoti da raccontare ma mi viene in mente quanto è accaduto in occasione del banchetto pasquale: mentre all’inizio alcune persone erano scettiche nella vendita dei prodotti in favore del Comitato, a conclusione, non soltanto c’era stata un’adesione maggiore rispetto il numero di prodotti ma, soprattutto, queste persone mi hanno chiesto di essere già pronte alla prossima iniziativa. E questo è semplicemente meraviglioso.

La storia di Milena, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Purtroppo, non posso raccontare una storia a lieto fine… la leucemia ha vinto sulla grande voglia di vivere che aveva il mio Filippo, che ci ha lasciato dopo 10 mesi di malattia nel marzo del 2006.

Da quel momento, spronati da mio figlio Diego, che a pochi giorni dalla morte di suo fratello ha ricominciato a studiare perché (cito le sue parole) “solo studiando molto e dandoci da fare, i bambini come Filippo potranno essere sempre di meno”, ci siamo attivati per sostenere il Comitato Maria Letizia Verga, che in vario modo ci ha accompagnato durante la malattia di nostro figlio.

Così è iniziata un’attività con amici e parenti, che ci ha permesso di finanziare una camera per il trapianto all’interno dell’Istituto Maria Letizia Verga.

Ci siamo “dati da fare” e continuiamo a darci da dare per sostenere l’attività del Comitato, perché i ricercatori, i medici e gli infermieri possano avere gli strumenti giusti per studiare le malattie, curare ed assistere i loro piccoli pazienti, al fine di ridurre sempre più il numero dei bambini che non ce la fanno.

Perché, anche se il mio Filippo non ce l’ha fatta, molti altri bambini malati devono avere la possibilità di guarire, perché guarire di leucemia si può e succede sempre di più.

Ora il nostro compito è DARCI DA FARE… DARCI DA FARE TANTO, perché i bambini come Filippo siano sempre di meno.

Ecco perché faccio volontariato… magari un po’ in sordina, partecipando ad alcune delle vostre campagne, “per guarire un bambino in più.

ANEDDOTO:

E’ stata una grande sorpresa e soddisfazione vedere una ragazzina arrivare al banchetto, in cui proponevamo dolci e fiori per ricavare fondi per il comitato, con tanti piccoli cuori di cartoncino colorato con scritto UN MATTONCINO PER FILIPPO da inserire nei vasi dei fiori.

Col passare degli anni la ragazza è cresciuta ed ha passato il testimone ad un’altra bambina, che continua a realizzare questi cuori tutti colorati, come colorato era il nostro Filippo, che si “firmava” usando tutti i colori dell’arcobaleno.

La storia di Stefania, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Volontaria dal 2011

Sono la zia di una bambina guarita e voglio far conoscere l’importanza di un’associazione come il Comitato a fianco dei medici, dei ricercatori e delle famiglie che si trovano ad affrontare questa terribile malattia. Quando a un bambino viene diagnosticato un cancro ti assale un grande senso di impotenza e la vita di tutta la famiglia viene completamente stravolta. Poi entri nei reparti di oncologia pediatrica e ti cambia la vita. Ti rendi conto che quei piccoli pazienti in realtà sono dei giganti con una forza soprannaturale. Senza perdere mai il sorriso iniziano a combattere. Miracolosamente trasformano in potenti guerrieri anche i loro genitori che si sentono incapaci di proteggerli dal male diagnosticato. Mi sono domandata se anche io potevo fare qualcosa per aiutarli. Così ho iniziato a dedicare del tempo alle raccolte pubbliche di fondi promosse dal Comitato. Moltissime persone mi hanno immediatamente sostenuta e si è creata una rete di solidarietà potente e compatta.

Il nostro motto? Mai dire no!

E’ attivo un gruppo WhatsApp con i volontari della mia zona e quando qualcuno di noi resta senza pezzi di cioccolato, immediatamente chi ne è fornito arriva in soccorso.

Perché i volontari sono la forza del Comitato ed insieme a medici, infermieri e ricercatori sono un sostegno fondamentale per le famiglie colpite dalla malattia. Tu cosa stai aspettando? Unisciti a noi 😄

Un aneddoto divertente successo ad un banchetto?

Siamo riuscite a far sciogliere completamente almeno 20 pezzi di cioccolato a metà ottobre. Ci siamo allontanate 15 minuti per la pausa pranzo sorvegliando il banchetto a distanza. Il sole di ottobre ha fatto il resto. Quando siamo tornate i Babbi Natale e i Presepi non esistevano più! Raccontando l’accaduto ai passanti siamo riuscite a vendere ugualmente dei pezzi senza testa e con quelli invenduti abbiamo preparato delle buonissime torte al cioccolato.

Ci siamo autofinanziate con il sorriso perché come diceva Nietzsche “Chi ha un perché abbastanza forte, può superare qualsiasi come”.

La storia di Manuela, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Entro in contatto con il comitato maria letizia verga nel marzo del 2017, quando al mio nipotino tommaso, che all’epoca aveva 3 anni, viene diagnosticata la leucemia linfoblastica acuta.

È inutile dire che sono stata travolta da tutta una serie di emozioni, tutte negative: dolore, smarrimento, incredulità, paura e rabbia.

Mi vorrei soffermare su quest’ultima emozione: esistono due tipi di rabbia, quella distruttiva e quella costruttiva.

Nella rabbia distruttiva ti chiudi, odi il mondo intero e rimani ferma nella stesso punto, imprecando contro tutto e tutti.

Con la rabbia costruttiva, invece, crei energia che in qualche modo devi incanalare.

È stata questa forma di rabbia a farmi diventare una volontaria del Maria Letizia Verga.

Un anno fa sapevo pochissimo sulla leucemia: non sapevo, per esempio, che avrebbe costretto Tommy a lunghi periodi di isolamento. Durante questi periodi, in cui potevo comunicare con lui solo attraverso video-chat, mi sentivo impotente.

Volevo aiutarlo, volevo fare di più per lui e non mi era permesso.

Ed è con questo spirito che ad un certo punto ho visto, sul sito del Maria Letizia Verga, che per Pasqua cercava volontari per la vendita delle “uova della speranza” e che Milano era una zona scoperta.

Mandare una mail  e offrirmi come volontaria è stata un’azione che ha richiesto pochissimi secondi: “ok – mi sono detta – non posso vedere Tommy ma se aiuto il verga a raccogliere fondi, di riflesso, aiuto anche lui”.

Così ha avuto inizio la mia storia di volontaria. Così ho utilizzato la mia rabbia costruttiva.

E così nel weekend del 24 e 25 marzo 2018 il mio banchetto solidale è diventato realtà e al grido di #forzatommy è partita la mia avventura.

È stata un’esperienza incredibile dal punto di vista emotivo. Non solo perché facendo il banchetto nella mia zona, ho potuto constatare quanta gente ci voglia bene e abbia voluto aiutare Tommy ma anche per le incredibili storie di vita che,  persone sconosciute, mi hanno raccontato venendo a prendere l’uovo.

Sono state tante le persone che direttamente o indirettamente hanno conosciuto la realtà del maria letizia verga e ascoltare le loro storie mi ha fatto sentire meno sola e mi ha dato speranza.  Quando incroci certi occhi, che ti dicono che sanno cosa stai provando, sai che è vero. La condivisione è un ottimo strumento di supporto.

E poi, sembrerà una banalità, ma quando fai del bene, ti senti meglio anche tu:

quando sono andata al verga a consegnare la somma raccolta, ero felice di aver potuto fare comunque qualcosa per Tommy e per tutti i piccoli, grandi guerrieri che stanno lottando insieme a lui.

Al Verga mi hanno detto che siamo tante e che ci chiamano “l’esercito delle zie”: l’augurio che vi faccio è che anche voi possiate trasformare la vostra rabbia in energia positiva.

Io, al grido di #forzatommy, continuerò ad incanalare la mia rabbia in questo modo, facendo la volontaria: vi aspetto ad ottobre con le zucche di Halloween!

La storia di Silvia, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Sono nata il 18 febbraio 1989 e a 3 mesi di vita ho contratto la leucemia linfoblastica acuta.

Sono volontaria dal 2016.

Da un anno e mezzo faccio la mia parte come volontaria allestendo dei banchetti durante le feste natalizie e pasquali nel luogo dove lavoro come fisioterapista.

Ho cominciato a fare la volontaria per cercare di ricambiare in qualche modo il sostegno che il Comitato ha saputo dare ai miei genitori e alla mia famiglia che in quel periodo vivevano momenti terribili e pieni di angoscia.

Fortunatamente tutto è andato per il meglio.

Durante le iniziative promosse con il Comitato cerco anche di dare sostegno  e soprattutto speranza alle famiglie che vivono questi momenti semplicemente mostrando loro che la guarigione è possibile e io ne sono una piccola testimonianza.

La storia di Alessia, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga

Mi chiamo Alessia, volontaria del Comitato Maria Letizia Verga da ottobre 2017.

Nella mia testa tante volte è girato il pensiero di entrare, in qualche modo, a fare parte di questa grande famiglia (anche se in realtà già era così); mi è sempre mancato qualcosa per attivare la mia presenza in ciò che era ormai da tempo parte di me.

E poi mi sono decisa, finalmente! È settembre, ho capito che il momento era arrivato e ho coinvolto in quest’avventura la mia famiglia, che non si è sottratta all’iniziativa.

Mi sono messa in contatto con il Comitato per avere tutte le informazioni relative all’organizzazione di un banchetto per la raccolta fondi con le zucche di Halloween e così ho conosciuto (virtualmente) Michela!

È tutto pronto: i permessi, i tavolini, le zucche … mi mancano solo palloncini, striscioni … e così sono stata indirizzata da Carola, altra volontaria ormai esperta. Il primo incontro è stato fugace perché, si sa, gli incastri di giorni e orari non sono sempre facili; ho sentito subito in lei la bellezza del sostegno che si crea in queste occasioni e così mi sono avviata, pronta di tutto punto al “grande giorno”.

Ancora prima di iniziare le giornate di raccolta fondi, avendo sparso la voce tra amici, colleghi e parenti, avevamo talmente tante ordinazioni che mio papà è stato costretto a recarsi a Monza per prendere altre zucche.

Il sabato è arrivato e mi sono ritrovata lì, a due passi da casa, con persone conosciute e sconosciute a parlare, spiegare, dare e ricevere sì, ho imparato che il volontariato, comunque tu lo faccia, è tutto uno scambio, un po’ come la vita!

I due giorni di raccolta fondi, nonostante freddo e vento, sono andati benissimo, tanto che ci siamo dovuti recare a recuperare altre zucche avanzate da un altro punto di raccolta. Abbiamo finito tutto, fino all’ultima zucca di cioccolato e questo grande risultato è stata per me un’immensa gioia, una grande carica di nuova energia!

Era il momento di portare quanto raccolto al Comitato; la prima volta al nuovo Da – Hospital è stata strana, era un luogo diverso da quello che avevo conosciuto, ma dall’aria molto familiare: un luogo che ha accolto ingenuità, tristezza, momenti di gioia, e dolore … senza giudizio, solo nello scorrere del tempo.

Finalmente Michela ed io ci siamo incontrate e dopo le pratiche burocratiche, è arrivata la domanda: “Alessia, come ci hai conosciuto???”

“Il 6 maggio 2011 sono arrivata la prima volta in reparto, il fatidico 11° piano, ematologia pediatrica.      Sono arrivata in ambulanza dal Fatebenefratelli di Milano con la mia piccola Aurora di 9 mesi in braccio. L’accoglienza con grande dolcezza e sensibilità e noi, catapultati in un altro mondo … Ricoveri, giornate intere in Day – Hospital, periodi migliori alternati a momenti decisamente più difficili; così ho conosciuto infermieri, medici, volontari e clown … e tante altre mamme e bambini, ragazzi con storie simili … tutta una grande famiglia …

Tutti uniti, anche senza conoscersi, da speranze continue per l’uno o per l’altro … uniti dalle gioie di un miglioramento, e dalle tristezze per chi invece ci stava lasciando …

Intorno a tutto questo, ruota il Comitato … con i regali per i bimbi, le raccolte fondi con il cioccolato, la ricerca, l’assistenza alle famiglie, la scuola in ospedale … tutto instancabilmente, grazie a chi ci mette cuore e professionalità.

Sono stata lontana per un po’ da questa grande famiglia per essere seguiti alla clinica De Marchi a causa dell’insorgere di problemi respiratori … ma non ho dimenticato le persone che per anni ci hanno accolto, aiutato e sostenuto.

Siamo tornati a Monza nel 2013, all’11° piano, e lì siamo rimasti per un paio di settimane … poi la situazione si è fatta più difficile e ci hanno trasportato d’urgenza agli Ospedali Riuniti di Bergamo, terapia intensiva … Aurora ci ha lasciato il 16 giugno 2013.“

Non dimenticherò mai la disponibilità di tutti i medici che ci hanno seguito, spiegato, consigliato, accolto e tutti gli infermieri, i volontari, gli operatori socio sanitari … tutte le persone che in questa “avventura” ho conosciuto e con cui ho condiviso partite a carte, chiacchierate, preoccupazioni e sorrisi …

Ora potrete chiedervi come mai sono qui, come faccio ad avere voglia di essere ancora parte di questa famiglia … beh, vi dico una cosa, quando ne entri a far parte, non ne esci più, ti resta dentro … Ed io oggi, ho voglia di appartenere a questa grande famiglia stando dall’altra parte, da quella di chi aiuta, di chi si offre per donare agli altri… altri che neanche conosci ma che sai cosa stanno vivendo, e che speri sempre non vivano ciò che hai vissuto tu …

Ci ho messo tanto tempo (quasi 5 anni) ma è stata la scelta più bella che abbia potuto fare: la serena consapevolezza di poter dare una mano concreta ai bambini, ai ragazzi e alle famiglie che si trovano ad affrontare “La Battaglia”, la bellezza di essere una piccola goccia d’aiuto, la positiva speranza di contribuire ogni volta un po’ di più!

Essere volontaria del Comitato mi ha permesso e mi consente di donare un nuovo valore alla mia vita: la solidarietà vera e concreta, la bellezza della condivisione con altri volontari, come Manuela con cui ho condiviso una splendida giornata di raccolta fondi, ma soprattutto la voglia e la gioia di poter donare un valore autentico alla presenza di Aurora nella mia vita.

WINNERS CUP – La gioia di vincere insieme

A vederli a pochi giorni dal trionfo sono ancora lì, sorridenti, con la soddisfazione dipinta sul volto.  Qualcosa che resterà sempre dentro di loro, anche mesi, anni dopo. La gioia di esserci, tutti insieme, a condividere una vittoria che ha ben più del sapore di un torneo di calcio: il terzo posto alla Winners Cup vale tanta tanta felicità. Non è solo perché si sale sul podio. Perché questo è un torneo speciale: una manifestazione evento, ben più di una gara di calcio, che riunisce gli adolescenti e i giovani che hanno attraversato il tunnel di un tumore (o lo stanno ancora facendo), con il dolore dentro e fuori il corpo, una cosa che può capire fino in fondo solo chi ci è passato o chi ti è stato accanto in quel cammino. Fino alla luce, che è tornare alla vita, come quella che ti permette di correre dietro a un pallone su un prato con i tuoi amici.

Due giorni vissuti intensamente, tra incontri, partite e momenti di festa, tutti insieme, l’11 e 12 maggio 2018: ragazzi e ragazze, medici e persone che vivono nelle diverse realtà oncologiche pediatriche, calciatori amatissimi da tutti, tifosi e non, come il grande Javier Zanetti.  Una manifestazione organizzata da SIAMO (all’Istituto dei Tumori), con FIAGOP e CSI, assieme all’Inter, che, tra l’altro, ha messo a disposizione le proprie strutture del Suning Center di Milano, “Centro Giacinto Facchetti”. Insomma un grande momento di condivisione, amicizia e sport, un’esperienza di pura gioia anche per i nostri giovani della squadra del Centro Maria Letizia Verga, fieramente allenata da Daniele: “L’emozione grandissima per me è vedere tutti questi ragazzi, che, dopo quello che hanno passato, si riprendono la vita, la possibilità di confrontarsi con altri che hanno vissuto le loro stesse esperienze, giocare per stare insieme”. “

Già, godersi la vita. Come fanno loro. Non c’è niente di più bello che vederli lì a raccontarsi, accoccolati sugli sgabelli del Centro, in un pomeriggio, uno dei tanti in cui ormai il DH si è svuotato e i bimbi se ne sono già andati a casa. Sono un po’ timidi, all’inizio, i ragazzi:  si vede che hanno vissuto un’esperienza fortissima, ma non è mai facile raccontarsi. Eppure abbiamo bisogno che ci portino dentro la meravigliosa avventura che hanno vissuto, perché vogliamo assaporarla con loro. Ma come si fa a raccontare la magia?

Ci pensa Ivan a rompere il ghiaccio, con il suo casco di capelli ricci, un po’ ritroso, accenna un sorriso, un bel sorriso: “L’emozione è sentire l’energia di tante persone che hanno passato le stesse difficoltà tue, che ancora magari le devono affrontare, ma che ce la fanno a giocare o a tifare”. Già perché essere tutti lì in campo, a correre uno accanto all’altro, è una vera emozione. Sentire il tifo, amici che ti gridano di non mollare e che ce la puoi fare. “Non è una questione di vincere a tutti i costi” mi spiega Brian, con una bella abbronzatura che si è fatto in campo: “La tensione agonistica, vincere non sono la cosa più importante. Conta che qui in campo si scende e si gioca per tutti, anche per chi non c’è più o per chi è in terapia”.

Chi non c’è più c’è sempre, in ogni gesto di questi ragazzi: è parte del tutto. E poi c’è chi non sta ancora abbastanza bene: già perché giocare alla Winners Cup è anche uno stimolo per chi ora in campo non ci può stare, per via delle cure: “Un incoraggiamento a guarire e giocare l’anno prossimo, con noi”.

Stare insieme è la cosa più importante. Non a caso, il venerdì sera tutti i ragazzi iscritti al torneo lo hanno passato in compagnia: le 16 squadre, provenienti dalle varie parti d’Italia (una persino da Parigi), si sono incontrate e hanno fatto festa. Un’occasione unica per ritrovare un sacco di amici, anche quelli che non si vede da tanto tempo.

Quest’anno c’è stato un nuovo meccanismo di gioco” – mi raccontano – “L’idea di gemellare ogni squadra con un’altra, per rendere ancora più stretta la relazione tra i team; e noi siamo stati gemellati proprio con i nostri amici di Roma”.

Chi ama il calcio non può che apprezzare questo spirito. E non è l’unica differenza con la versione “ufficiale” del gioco: perché alla Winners Cup, per regolamento, devono scendere in campo anche due ragazze. Ci insegnano fin da piccoli che maschi e femmine non possono correre insieme dietro a un pallone, ma chi l’ha detto? Nella squadra del Centro, Jessica  e Aurora lo hanno fatto e alla grande: Jessica capitano del team, Aurora super-bomber, ha segnato addirittura due gol. Per la precisione, non due gol qualsiasi: perché sono stati quelli che hanno fatto vincere la squadra 2-1, facendole guadagnare il terzo posto.

Aurora è una ragazza un po’ timida e bella bella, con una dolcezza che ti arriva dritto al cuore. “Quando ho segnato il mio primo vero gol è stata la felicità” – lo dice con gli occhi che luccicano, sembra che quasi non ci creda ancora – “Appena ho segnato sono corsa ad abbracciare Spinelli e in quel momento lui non era più un dottore ma solo il mio mister, è stato bellissimo”, ammette tutta felice. Sì, perché il regolamento della Winners prevede che in campo scenda anche un atleta dello staff medico. Ma essere il medico di questi ragazzi è qualcosa che va ben oltre il camice; lo sa bene Marco Spinelli: anche per lui il momento più emozionante è stato proprio quell’abbraccio forte e liberatorio con Aurora, la gioia di vincere dopo avere combattuto tanto insieme: “Condividere con loro dei momenti fuori dall’ospedale è qualcosa di fantastico. È un darsi del tu, passare attimi di vita normale come questi”; sorride e spiega che il bello dei progetti con gli adolescenti è proprio quel “fare qualcosa fuori di qui: può essere stringersi insieme su un gommone per fare rafting, un cinema o una pizza. O una fantastica partita di pallone”.

L’emozione di essere ragazzi della Winners’ è tutta nelle parole di Ivan: “Siamo tutti vincitori. È già una vittoria essere lì a giocare, insieme”. Per la prossima edizione chi vorrebbero in squadra? Non ci sono dubbi: “Aspettiamo Isi”.

JESSICA, IL CAPITANO – “LA MALATTIA MI HA DATO PIÙ DI QUELLO CHE MI HA TOLTO”

Non lasciatevi ingannare dall’aria da ragazzina, perché Jessica è una stupenda giovane donna: ricci e lentiggini, il sorriso e uno sguardo puro, di chi però ha in mano il timone della propria vita. Una leggera pacca sulla spalla: “Tu sei il capitano” le hanno detto venerdì sera, prima di cominciare il torneo; e spiega: “Ero contenta, è un onore, significa tanto per me, ma mi sentivo un po’ spiazzata”. Per lei è stata la prima esperienza alla Winners Cup: “L’anno scorso non avevo potuto giocare: solo alcuni mesi prima avevo fatto il trapianto, così dovevo aspettare”. Eppure quest’anno Jessica si è ripresa tutte le soddisfazioni che si merita: mentre mi mostra fiera la fascia da capitano con la firma del leader nerazzurro Icardi, ride spiegando che ha avuto lei l’onore di scegliere il campo. “Ho giocato solo pochi minuti, eppure è stato tutto incredibile. Perché partecipare a questo torneo significa poter contare su qualcuno che ti può capire”. Però, ancora oggi, non sa spiegarsi perché abbiano scelto lei come capitano: “Credo perché sono la più vecchia”, ride e sembra pensarlo davvero. Non le dico nulla ma sono sicura di non sbagliarmi: no Jessica, basta conoscerti per capire perché.

#Ladolceforzachecombatte sta continuando…GRAZIE!

Cari amici sostenitori, in questi giorni sta continuando la nostra campagna di raccolta fondi #Ladolceforzachecombatte che ha per protagoniste le mamme che generosamente si sono messe a disposizione con le loro preziose testimonianze.

Un GRAZIE di cuore a tutte loro e a tutti coloro che hanno messo a disposizione spazi e mezzi in modo da poter rendere e visibile e importante il nostro messaggio di impegno del Comitato Maria Letizia Verga.

Ancora una volta #INSIEME #perguarireunbambinoinpiù!

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