Nuovi farmaci: tra speranza e realtà

assemblea genitori 2016 (2)

Giovedì 28 aprile si è tenuta la tradizionale assemblea dei genitori e soci del Comitato.

Ringraziamo i partecipanti, il Prof. Biondi e il dr. Rizzari che assieme ai medici coinvolti negli studi sui nuovi farmaci, agli infermieri e alle loro referenti infermieristiche nonchè alle data managers hanno illustrato il complesso mondo dei nuovi farmaci e spiegato come dietro di esso ci sia un sistema molto articolato fatto di norme, regolamenti e professionisti che seguono passo passo l’implementazione degli studi, il loro controllo e la somministrazione dei farmaci innovativi ai nostri piccoli pazienti.

Partendo da alcuni tristi esempi storici di medicinali immessi sul mercato e poi rivelatisi nocivi siamo arrivati a vedere come oggi prima dell’entrata in uso di un farmaco e della sua commercializzazione i passi da fare siano tanti, dalla creazione della molecola in laboratorio fino alla fase finale nella quale il farmaco viene somministrato ai pazienti. Per questo percorso possono a volte essere necessari anche più di 10 anni. Dopo la ricerca e lo sviluppo preclinico, iniziano le tre fasi di ricerca clinica e sviluppo registrativo:

• Fase 1 – volontari sani: sicurezza, effetti biologici, metabolismo, farmacocinetica
• Fase 2 – campione di pazienti: sicurezza, effetti biologici, metabolismo, farmacocinetica
• Fase 3 – campione più ampio di pazienti selezionati: sicurezza ed efficacia

Terminata la fase 3 il farmaco può essere immesso sul mercato e ha inizio la fase 4 definita di surveillance (sorveglianza).

In Italia lo sviluppo di nuovi farmaci oncologici in età pediatrica è applicato da alcuni grandi centri tra i quali spiccano soprattutto la fondazione IRCCS Istituto Nazione dei Tumori a Milano e la Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma-Centro Maria Letizia Verga di Monza. La somministrazione ai piccoli pazienti viene effettuata, come detto prima, solo dopo accurati controlli cui prendono parte tante figure professionali: i medici strutturati e specializzandi, le data managers e le infermiere dei reparti che vengono sottoposte a training specifici.

gruppo Rizzari Gruppo lavoro dr. Rizzari

I genitori hanno potuto in questa occasione approfondire la conoscenza delle terapie “innovative” e venire a sapere in dettaglio delle attività svolte da figure professionali non sempre presenti in reparto, ma indispensabili per la cura dei loro figli.

Per quanto riguarda le terapie attualmente in uso è stata evidenziata la storica mancanza di sperimentazioni di nuovi farmaci nell’età pediatrica che ha costretto i medici ad affidarsi all’uso off-label di farmaci perché di norma registrati solamente per gli adulti, quindi fuori dalle condizioni previste dalla scheda tecnica: indicazioni, dose, età e via di somministrazione. Le sperimentazioni cliniche dei farmaci effettuate nella popolazione adulta non tengono conto delle differenze farmacocinetiche esistenti tra il bambino e l’adulto, che sono invece molto significative e impediscono un discorso di semplice proporzionalità del dosaggio.
In pediatria il 60% delle prescrizioni è off-label e questa è la regola in special modo nel caso di malattie rare. Una delle motivazioni di tale situazione risiede nel fatto che le malattie pediatriche, ed in special modo quelle oncologiche, sono malattie “orfane” cioè oltremodo rare essendo caratterizzate da numeri piccoli sui quali le grosse case farmaceutiche non hanno interesse ad investire.

Il dr. Rizzari ha quindi sottolineato l’importanza del sostegno che i genitori danno ai medici con le raccolte fondi permettendo loro di lavorare in un Centro dove, mantenendo gli eccellenti risultati fin qui conseguiti, sia possibile innovare alimentando la ricerca clinica e farmacologica con la consapevolezza di essere liberi di poter esplorare coraggiosamente e senza condizionamenti nuove strategie terapeutiche, senza quindi condizionamenti economici o lobbistici.

Giovanni Verga

Giovanni Verga

Prima di questa interessante presentazione il sig. Verga ha illustrato il bilancio e Lorella Marcantoni ha presentato la campagna di raccolta fondi Insieme che potete scaricare a questo link.

Il dr. Rizzari ed il Prof. Biondi hanno ringraziato tutti i genitori che si impegnano per raccogliere fondi per il Comitato Maria Letizia Verga permettendo loro di portare avanti queste importanti sperimentazioni che rappresentano le vere speranze del futuro per migliorare i risultati nella cura della leucemia. Oggi fortunatamente l’80% dei bambini con LLA se adeguatamente trattato guarisce, ma esiste ancora un 20% di bambini che non ce la fa ed è proprio per questi bambini che è doveroso investire tutti i nostri sforzi.

È importante partecipare a questi incontri annuali perché i medici preparano degli interventi adatti a far meglio comprendere con parole semplici i dettagli delle strategie adottate e condividere il proprio impegno nella lotta quotidiana per guarire un bambino in più strappandolo alla leucemia.

 

Tel Aviv, Londra e Stanford: all’estero per studiare la leucemia

Tre ricercatrici della Fondazione Tettamanti ci raccontano la loro esperienza formativa all’estero

angie savino

A Tel Aviv per studiare la linfoblastica acuta

Sono Angela Savino, ricercatrice presso il Centro Ricerca Tettamanti. la mia avventura nel mondo della ricerca è iniziata proprio qui, dove nel 2012 ho cominciato il mio percorso di dottorato nell’ambito del progetto DIMET (Dottorato di ricerca in Medicina Traslazionale e Molecolare), che ho terminato a giugno di quest’anno, dopo tre anni di intenso e stimolante lavoro sotto la supervisione del dottor Giovanni Cazzaniga.
Durante il dottorato mi sono occupata dello sviluppo pre-clinico di un farmaco di nuova generazione, di cui ho testato l’efficacia su un particolare sottogruppo di leucemia linfoblastica acuta a cellule B con alterazione del gene CRLF2. I pazienti con questa alterazione sono caratterizzati da un elevato rischio di ricaduta a causa di una scarsa risposta alle terapie. Inoltre, riarrangiamenti di questo gene sono presenti nel 50% dei pazienti con leucemia e Sindome di Down, che soffrono particolarmente degli effetti di tossicità legati alle terapie convenzionali.

Per approfondire questo aspetto sto trascorrendo un anno nel laboratorio di Genomica Funzionale e Leucemia pediatrica affiliato allo Sheba Medical Center a Tel Aviv, sotto la supervisione del Professor Shai Izraeli. Il gruppo di ricerca di cui faccio parte, già collaboratore del Centro Ricerca Tettamanti, è tra i più rinomati per lo studio delle connessioni che legano la Sindrome di Down allo sviluppo della leucemia. In questi pazienti la trisomia 21 non è sufficiente, ma predispone allo sviluppo delle malattia e l’obiettivo del mio lavoro è l’identificazione delle diverse mutazioni che portano all’insorgenza di leucemia conclamata, analizzando i campioni di pazienti Down all’esordio e ricaduta della malattia, utilizzando tecniche molto sofisticate di sequenziamento del DNA in singole cellule. In questo modo è possibile non solo capire quali sono le mutazioni e in che successione sono avvenute, ma anche scoprirne di nuove non ancora descritte e capire il ruolo che esse hanno nel “trainare” la malattia fino alla ricaduta.
tel avivQuesta esperienza è stata possibile grazie al supporto dell’Associazione Italiana Ricerca per il Cancro (AIRC); infatti il mio progetto è stato selezionato tra altri in quanto meritevole di finanziamento di una borsa di studio per l’estero. Nei sei mesi precedenti, la mia borsa è stata invece finanziata a Monza dall’Associazione ‘Insieme ad Andrea si può’; anche il loro aiuto è stato fondamentale per questo traguardo!
Questo periodo in Israele è per me estremamente formativo perché mi permette di lavorare con un gruppo leader nello studio della leucemia in questa nicchia di pazienti, con grande esperienza nel settore e con tecniche innovative e all’avanguardia. A livello personale, inoltre, è molto stimolante immergersi in una cultura totalmente diversa dalla nostra che a volte sembra così lontana ma in fondo non lo è così tanto!

foto PIEVANI KCLA Londra per studiare la mieloide acuta

Sono Alice Pievani, ricercatrice presso il Centro di Ricerca “M. Tettamanti”. La mia esperienza nel mondo della ricerca è iniziata ai tempi della tesi di laurea presso il Laboratorio di Terapia Cellulare “G. Lanzani” all’interno dell’unità di Ematologia degli Ospedali Riuniti di Bergamo. Dopo il conseguimento della laurea in Biotecnologie Mediche, ho avuto la possibilità di rimanere nello stesso laboratorio per altri tre anni nell’ambito di un programma di dottorato dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Durante il periodo di dottorato mi sono occupata di leucemie dell’adulto e in particolare di terapia cellulare per il trattamento delle leucemie basata sull’uso delle cellule CIK, cellule-farmaco in grado di riconoscere ed eliminare in modo specifico le cellule tumorali. Concluso il dottorato, ho iniziato il mio periodo di Post-Doc presso il Centro di Ricerca “M.Tettamanti”, nell’unità “Cellule Staminali” diretta dalla Dottoressa Marta Serafini.

Dal giugno scorso sto avendo l’opportunità di trascorrere un periodo di sei mesi presso i laboratori di una prestigiosa università inglese, il King’s College London di Londra. Nello specifico, sto frequentando il laboratorio di Medicina Rigenerativa del dipartimento di Emato-Oncologia. Nel dipartimento di Ematologia lavorano diversi gruppi di ricerca che si occupano rispettivamente di linfomi, ciclo cellulare ed epigenetica, aplasie midollari e sindromi mielodisplastiche, immunologia dei trapianti, biologia delle cellule staminali leucemiche e medicina rigenerativa. Direttore di quest’ultimo gruppo di lavoro è il Professor Francesco Dazzi, ematologo e ricercatore di fama internazionale grazie ai suoi studi sulle cellule stromali mesenchimali, una popolazione di cellule che risiede proprio nella nicchia emopoietica, dotata di proprietà anti-infiammatorie e coinvolta nell’interazione con le cellule mieloidi del sistema immunitario. In questo contesto mi sto occupando di leucemia mieloide acuta, che rappresenta il 10-20% dei casi di leucemia acuta in età pediatrica, e in particolare di studiare l’interazione tra i blasti leucemici e il microambiente midollare dove essi risiedono. Le cellule leucemiche sembrano essere capaci di alterare questo microambiente, in modo da proteggere i progenitori maligni dall’attacco del sistema immunitario del paziente e dalla chemioterapia. Questa esperienza mi sta arricchendo molto sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano, dal momento che ho la possibilità di lavorare con colleghi di diverse nazionalità che provengono a loro volta da altri prestigiosi istituti di ricerca internazionali. Tutto ciò è stato reso possibile anche grazie al Comitato “Fiori di Lavanda” che sta supportando economicamente la mia permanenza a Londra e a cui va il mio sentito ringraziamento.

stanford JolyA Stanford per sconfiggere le ricadute

Sono una studentessa al 3° anno del Dottorato di Ricerca DIMET dell’Università di Milano-Bicocca.
Il mio incontro con l’affascinante mondo della ricerca è avvenuto circa 4 anni fa quando, durante il corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche, ho avuto la possibilità di svolgere il tirocinio della tesi presso il Centro di Ricerca M. Tettamanti dell’Ospedale San Gerardo che si occupa dello studio e della cura delle leucemie del bambino. Appena arrivata mi sono subito resa conto che stavo entrando a far parte di una grande famiglia tra ricercatori, biologi, tecnici e studenti, tutti con uno scopo comune: guarire un bambino in più!
Completati gli studi magistrali, ho iniziato il dottorato presso lo stesso laboratorio, nell’Unità di Citometria guidata dal Dottor Giuseppe Gaipa, focalizzando il mio interesse scientifico sulla leucemia linfoblastica acuta di tipo B (B-LLA) con alterazione del gene CRLF2.

Nel Gennaio del 2014, è avvenuto l’incontro grazie al quale ho avuto la possibilità di studiare per 9 mesi in una delle università più prestigiose in America, la Stanford University. In questa data il nostro Direttore Scientifico Prof. Andrea Biondi ha avuto il piacere di conoscere la fondazione “Benedetta è la vita ONLUS”, nata dal desiderio dei familiari di Benedetta Nieddu del Rio di ricordare il suo straordinario esempio di vita. Grazie al loro aiuto abbiamo potuto sostenere il mio soggiorno di studio presso il laboratorio del Prof. Garry Nolan dell’Università di Stanford, che da anni si occupa dello sviluppo di tecnologie avanzate per lo studio dei meccanismi funzionali della leucemia.
Obiettivo del nostro progetto in America è stato quello di caratterizzare le cellule leucemiche di campioni di B-LLA pediatriche e studiarne gli effetti funzionali causati dalle alterazioni in esse presenti, con lo scopo di individuare target farmacologici che potrebbero risultare efficaci nel trattamento dei pazienti con alto rischio di ricaduta. Per fare ciò ci siamo avvalsi di una tecnologia innovativa sviluppata nel laboratorio del Prof. Nolan, nota come citometria di massa (CyTOF), che consente di analizzare simultaneamente un numero elevato di parametri in ogni singola cellula. Inoltre ho potuto sperimentare l’uso di programmi matematici originali, sviluppati nella stessa università che consentono di studiare le caratteristiche della cellula ad alta definizione.
Il mio periodo a Stanford è quindi iniziato a Giugno 2014 e sotto la costante e attenta guida della dottoressa Kara Davis, ho avuto la possibilità di imparare questa nuova tecnologia e applicarla ai nostri campioni.

Tutto quello che occorre sapere in caso di trapianto di midollo osseo

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Il trapianto di midollo osseo
La maggior parte dei bambini e giovani adulti affetti da leucemia guariscono con la chemioterapia, ma vi sono alcuni casi che si mostrano “refrattari”; i casi di malattia resistente si identificano talvolta nelle prime settimane dopo l’esordio, talvolta solo successivamente alla recidiva. I pazienti resistenti sono “ad alto rischio di recidiva” e si definiscono “eleggibili al trapianto”, in quanto ci si attendono maggiori probabilità di guarigione con il trapianto rispetto al trattamento con sola chemioterapia.
Vi sono anche malattie congenite o acquisite non tumorali che si possono curare con il trapianto.

Prima c’è un colloquio
Quando è indicato il trapianto per un giovane paziente, come medico trapiantologo, effettuo un colloquio con il bambino o il ragazzo, se è in grado di comprendere, e, comunque, con i suoi genitori. Durante il colloquio ripercorro la storia della malattia, spiego le ragioni che fanno ritenere che il trapianto aumenti le probabilità di cura, chiarisco le modalità del trapianto e ne espongo le complicanze. Il colloquio pre-trapianto è un momento delicato, poiché sono complesse le informazioni che devo fornire e far comprendere alle famiglie per una procedura che ha un “costo biologico” elevato.

L’identificazione del donatore
In assenza di un familiare compatibile, si illustrano le modalità della “ricerca” di un donatore con lo stesso codice genetico “HLA” del ricevente nella banca mondiale dei donatori di midollo.

“L’anonimato” del non familiare
Quando comunico la necessità di anonimato del donatore, in genere scateno una reazione di perplessa incredulità. Ad un genitore pare inaccettabile non poter ringraziare personalmente chi è disponibile a donare una parte di sé per il loro figlio.
Alle famiglie e ai pazienti in attesa di trapianto sembra una cattiveria fine a se stessa… invece non lo è! È cruciale che il donatore ed il ricevente non si conoscano.

Il ricevente deve restare anonimo per il donatore
È intuitivo come il donatore possa letteralmente “salvare la vita” del ricevente, che, quindi, in prima persona o tramite i suoi genitori, potrebbe sentirsi moralmente in debito di soddisfare qualunque richiesta del donatore stesso, che potrebbe sopraggiungere nel corso della vita, magari in un momento di difficoltà. È improbabile che possa accadere, ma è opportuno che non se ne crei la possibilità.

Il donatore deve restare anonimo per il ricevente
In una procedura come il trapianto, possono verificarsi situazioni nelle quali si rende opportuna una seconda infusione di cellule da parte del donatore. Se il donatore conoscesse il ricevente, la donazione non sarebbe una azione libera e volontaria, poiché il donatore si sentirebbe in obbligo di aiutare ancora una volta una persona che ora conosce.

Si può scrivere o ricevere lettere o oggetti dal proprio donatore
Il ricevente può scrivere al proprio donatore, consegnando le lettere al centro trapianti, così come il donatore può scrivere al ricevente, indirizzando le lettere al centro donatori; entrambi invieranno le lettere al registro o al centro coordinatore nazionale. I messaggi vengono inoltrati purché siano anonimi e non contengano nomi, foto, indirizzi o altri elementi che consentano di risalire alla identificazione di donatore o ricevente.
Gli oggetti scambiati devono essere privi di valore intrinseco, per esempio pupazzi, dischi, bigiotteria, ecc.
I responsabili sia del centro donatori, sia della ricerca, sia del trapianto sono tenuti a controllare la posta in entrata e uscita tra ricevente e donatore.
Capita spesso che i genitori scrivano una lettera di ringraziamento al donatore, mentre ai bambini piace inviare disegni. Spesso sono i donatori che scrivono per primi. A me, che ho il compito di controllare l’appropriatezza e l’anonimato degli scritti, capita raramente di leggerli senza che gli occhi si inumidiscano di lacrime per la generosità e la riconoscenza che ne traspare…
Il donatore entra per sempre nel cuore di chi riceve e a sua volta acquisisce un figlio adottivo in qualche parte del mondo… il suo gesto ha creato una scintilla di vita.

Qui facciamo ricerca per ottenere le cure migliori

Vincenzo Rossi

Vincenzo Rossi

Oscar Maglia

Oscar Maglia

Giovanni Giudici

Giovanni Giudici

 

 

 

 

 

 

 

Giovanni: il mio ruolo nel laboratorio Tettamanti è referente tecnico dell’unità di Citogenetica.
Vincenzo: Il mio ruolo nel laboratorio è quello di coordinatore e responsabile tecnico di un gruppo di diagnostica molecolare, come supervisore e verificatore della qualità e validità tecnica degli esami di biologia molecolare effettuati.
Oscar: Il mio ruolo è quello di referente tecnico del laboratorio di morfologia e citofluorimetria nel Centro Tettamanti.

La nostra storia lavorativa presso il laboratorio è molto simile e pertanto la presentiamo insieme – dicono Giovanni e Vincenzo. Siamo stati i “pionieri” del laboratorio: iniziammo, sotto la guida del Prof. Biondi, nel lontano 1985 in tre piccole stanze ricavate in un’ala del reparto di Ematologia Pediatrica all’undicesimo piano dell’ospedale S. Gerardo. Eravamo a due passi dal reparto e questo ci permetteva di avere dei rapporti sempre costanti e continui con i medici e le infermiere, per avere sempre un confronto e una discussione sui risultati dei test che effettuavamo. Ci colpì molto, e in positivo, questo aspetto del rapporto diretto con i problemi legati ai prelievi, ai campioni e ai risultati, che ci mancava totalmente nella nostra precedente esperienza di tecnici ricercatori presso gli “asettici” laboratori dell’Istituto Mario Negri di Milano, da dove provenivamo.
Nel 1990 ci raggiunse Oscar, a completare il piccolo gruppo di ”pionieri” del laboratorio. Gli fu affidata una piccola stanza all’11° piano a fianco del reparto, dove iniziò ad occuparsi di citomorfologia ed esami emocromocitometrici. Ben presto queste tre stanze risultarono piccole e insufficienti ad ospitare tutte le nostre necessità e le cose che avevamo in mente di fare, anche perché lentamente il gruppo si era ingrandito con l’arrivo di altri colleghi.
Nell’ottobre del 1994 inaugurammo il laboratorio Centro Ricerca M.Tettamanti. Ci sembravano enormi quei seicentocinquanta metri quadri, e avevamo la preoccupazione di come riempire questa grande area. Ma in realtà in pochi anni le stanze si riempirono, aumentarono i ricercatori, i tecnici e i macchinari, permettendoci di fare sempre di più e sempre meglio il nostro lavoro. Negli ultimi tempi però questi spazi erano diventati piccoli e difficoltosi nell’ospitare macchinari e persone, con problemi, anche di sicurezza, che si cominciavano a paventare.
Oggi, esattamente dopo ventuno anni, inauguriamo questa nuova area di più di mille metri quadri del nuovo Centro Ricerca Tettamanti inserito nel nuovo Centro Maria Letizia Verga. Anche oggi come nel 1994, questi spazi sembrano enormi. Ma non abbiamo oggi la preoccupazione di riempirli, le circa cinquanta persone che, a vario titolo, ci lavorano hanno già occupato questi spazi che sono più comodi e più spaziosi e che permetteranno di lavorare con migliore agibilità e sicurezza. Un collega di un altro laboratorio, che ha già avuto modo di visitare il Centro, ha esclamato: “Ma questo non è un laboratorio, è un Istituto”. E’ vero e speriamo che, tutti insieme, reparti e laboratorio, possano presto diventarlo.
Dopo ventuno anni siamo tornati ad essere vicini, reparti e laboratorio, come nel lontano 1985, “finalmente di nuovo insieme”, e questo porterà sicuramente dei notevoli vantaggi nei rapporti tra laboratorio, medici e infermiere per migliorare al massimo il nostro impegno per la diagnosi e lo studio della leucemia e la cura dei nostri bambini.

Maria Rosa… infermiera DOC

Maria Rosa infermiera

L’ho conosciuta nel 1976 quando giovane studente alle soglie della laurea sono entrato in Clinica De Marchi a Milano per la preparazione della tesi e per il tirocinio obbligatorio. Ero (lo sono ancora) timido e soprattutto spaesato. Ed ecco farsi largo nel contesto della Clinica figure “indispensabili”, come lei, di enorme spessore professionale ed umano in grado di dare a noi giovani sicurezza e saggi insegnamenti. Passano gli anni ci si stima reciprocamente, si lavora insieme con intensità ma con sommo piacere, si condividono gioie e dolori, difficoltà e successi. Poi ci trasferiamo come Clinica Pediatrica e Centro di Ematologia Pediatrica all’Ospedale San Gerardo di Monza, Maria Rosa va in pensione ma non si ferma e decide come volontaria di seguirci per qualche giorno alla settimana. I “suoi” bambini oggi ragazzi o adulti guariti le mancano e sente di poter dare per esperienza e disponibilità ancora un buon contributo. Segue in particolare l’ambulatorio dei Guariti sotto la conduzione dell’amica e vicina di casa dott.ssa Fraschini, il sodalizio continua. Bella persona, lavoratrice instancabile, professionista esperta, donna dolce anche se stimolante e pratica ci mancherà adesso che ha deciso legittimamente di ritirarsi dalla Clinica, ma certo non dai nostri cuori. GRAZIE cara Maria Rosa, una donna, un’infermiera, una leggenda.

Primo incontro scientifico internazionale nel nuovo Centro con l’Asparaginase working party

IMG-20151022-WA0002Nei giorni 21 e 22 di ottobre si è tenuto a Monza, presso il Centro Maria Letizia Verga di via Cadore a Monza un importante incontro del folto gruppo internazionale ASPARAGINASE WORKING PARTY, gruppo di lavoro al quale contribuiscono tutti i paesi partecipanti al protocollo AIEOP-BFM ALL 2009 STUDY per il trattamento della Leucemia Linfoblastica Acuta del protocollo attualmente in uso.

Il gruppo è coordinato dal Dr. Joachim Boos (Muenster, Germania) illustre farmacologo clinico e dal Dr. Carmelo Rizzari (Monza, Italia), pediatra emato-oncologo di Monza, ed ha come obiettivi principali quelli di monitorizzare ed ottimizzare l’uso di un importante farmaco chiamato ASPARAGINASI intorno al quale sono imperniate numerose attività di ricerca farmacologica e clinica del protocollo attualmente in uso. Durante i due intensi giorni di lavoro che si sono svolti nella ampia e confortevole sala riunioni del 3° piano del Centro Maria Letizia Verga sono stati discussi i numerosi aspetti del protocollo in uso (che chiuderà il reclutamento alla fine del 2016) con una specifica attenzione all’AsparaginasiIl gruppo di Monza afferente alla Unità di Ematologia Pediatrica è stato molto orgoglioso di aver potuto organizzare in assoluto il primo incontro internazionale tenutosi nella nuova struttura a così breve tempo dal trasferimento di reparti ed attività dal corpo centrale dell’ospedale San Gerardo.  All’incontro hanno inoltre partecipato da parte italiana oltre al Dr. C. Rizzari anche il Prof. A. Biondi, il Dr. V. Conter, la Dr.ssa A. Colombini e la Dr.ssa A. Quagliarella di Monza, la Prof.ssa M.G. Valsecchi e la Dr.ssa D. Silvestri dell’Unità di Ricerca Statistica dell’Università di Milano Bicocca, il Dr. M. Zucchetti e la Dr.sssa Ilaria Fuso Nerini dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Hanno inoltre partecipato numerosi ricercatori e farmacologi di Germania, Austria, Svizzera, Repubblica Ceca, Israele e Australia.

Un grazie sentito ai molti che in vari ruoli hanno contribuito alla eccellente riuscita di questo incontro ed al Comitato Maria Letizia Verga per l’appoggio sempre ampio ed indispensabile.

Dr. Carmelo Rizzari, responsabile del reparto di Ematologia Pediatrica e coordinatore del Gruppo Chemioterapia.

 

Dottoressa Rodriguez: la mia esperienza a Monza al servizio dei bambini

dottoressa dhyana rodriguezHo frequentato la Scuola di Specializzazione in Pediatria a Siena e a giugno di quest’anno mi sono specializzata con una tesi sul Retinoblastoma, il tumore pediatrico più trattato nell’Ospedale Senese. Nel corso degli anni di specializzazione è cresciuto il mio interesse per l’Oncoematologia Pediatrica, per cui lo scorso autunno ho richiesto al Direttore della mia Scuola di poter approfondire alcuni aspetti di questa appassionante e difficile disciplina e per questo di poter frequentare il Reparto di Ematologia Pediatrica dell’Ospedale San Gerardo di Monza, noto per essere un centro di eccellenza.

Dopo un po’ di vicissitudini burocratiche che hanno ritardato la mia partenza, alla fine dello scorso gennaio ho ricevuto l’approvazione per poter frequentare il Centro di Monza e la mattina del 2 febbraio sono giunta all’11° piano del settore C dell’ Ospedale San Gerardo, dove è situato il Reparto di Ematologia Pediatrica e il Centro Trapianto Midollo Osseo. Ad aprirmi la porta è stato un dottore gentile che mi ha indirizzata alla stanza dei medici dove presto ci sarebbe stata la discussione dei casi clinici e dove ho incontrato il Dott. Carmelo Rizzari, responsabile del Reparto nonché mio tutor, gli altri medici e gli specializzandi.

Sono stata accolta molto gentilmente da tutti: il Direttore Prof. Andrea Biondi mi ha invitata a partecipare alle varie attività formative della Scuola di Specializzazione; il Dott. Rizzari mi ha subito coinvolto nelle attività del reparto, permettendomi di assistere alle comunicazioni con i pazienti, alla visita, alle procedure invasive e di partecipare alle discussioni mediche che quotidianamente, attraverso il confronto, l’aggiornamento scientifico ed il ragionamento clinico, guidano le delicate decisioni diagnostiche e terapeutiche.

Le mie prime contrastanti sensazioni sono state disorientamento ed entusiasmo: avevo la possibilità di seguire un grande numero di pazienti e ampliare le mie conoscenze su molte patologie, terapie e procedure, mi sentivo un po’ frastornata dalle novità ma anche piena di interesse per tutto quello che avrei potuto imparare in uno dei maggiori Centri di ricerca italiani nel campo dell’Ematologia Pediatrica.

Fin dall’inizio mi ha colpito l’efficiente organizzazione del lavoro del Reparto: le riunioni mediche di inizio giornata e l’incontro tra medici e personale infermieristico in tarda mattinata costituiscono momenti fondamentali di confronto e di verifica, particolarmente utili in una realtà dove il lavoro è intenso ma delicatissimo e anche il minimo errore deve essere evitato.

In tutti i medici ho apprezzato grande competenza, propensione al confronto, dedizione all’insegnamento e disponibilità a rispondere ai miei dubbi, domande e curiosità. Ho ammirato il Dott. Rizzari per essere, allo stesso tempo, autorevole maestro e collega scherzoso: serietà, razionalità e competenza nel lavoro si accompagnano, ogni giorno, a momenti condivisi di riposo con il personale del Reparto. Credo che condividere non solo le gravi decisioni e le responsabilità ma anche i momenti di distensione, permetta ai componenti di un gruppo di conoscersi, aumentare lo spirito di squadra e lavorare meglio insieme. Inoltre ho avuto il piacere di conoscere: il Dott. Attilio Rovelli, responsabile del Centro Trapianto di Midollo Osseo, severo e instancabile ricercatore, sempre presente e pronto a fornire consigli e spunti di riflessione scientifica ai colleghi e ai giovani medici in formazione; la Dott.ssa Alessandra Sala, esempio di precisione, dedizione ed entusiasmo; la Dott.ssa Marta Verna, lavoratrice competente, dolce e determinata anche nelle decisioni più dolorose e difficili di questa professione. Gli specializzandi del Reparto sono stati tutti molto disponibili con me e vorrei cogliere l’occasione, attraverso queste pagine, per salutarli e per ringraziare Laura Bettini e Fabiola Dell’Acqua (oggi anche lei Specialista), che mi hanno affiancata durante il mio tirocino, per la generosità e l’amicizia dimostratemi.

Nel corso del mio stage, ho conosciuto le storie di molti pazienti, ho avuto modo di approfondire varie tematiche oncoematologiche, in particolare i protocolli di diagnosi e cura delle leucemie acute e dei linfomi e il trapianto di cellule staminali.

Ma c’è qualcosa che va oltre il sapere e il saper fare: la gestione delle emozioni, l’empatia, l’approccio umano e professionale alla malattia, al dolore, alla possibilità della morte, ancora più difficile quando si tratta di piccoli pazienti. Nella tempesta delle emozioni saper essere una guida, orientando la bussola verso l’ orizzonte della guarigione senza però perdere la consapevolezza razionale e scientifica. Non ci sono libri da cui imparare tutto ciò, il “saper essere” si apprende sul campo con l’esperienza e con l’esempio di grandi maestri.

I due mesi di frequenza presso il Centro di Oncoematologia di Monza sono letteralmente volati e ci sarebbe stato ancora tanto da imparare. Ma, nonostante il breve periodo a disposizione e una piccola disavventura esterna all’Ospedale (uno sfortunato incontro con ladri di fonendoscopio e appunti), conservo un ottimo ricordo di questa esperienza. Avere incontrato persone di grande spessore professionale ed umano, aver potuto apprendere dal loro esempio, ha contribuito alla formazione della Pediatra che sono ed ha lasciato in me semi di una conoscenza che spero di poter far fiorire in futuro nella mia professione al servizio dei bambini.

Grazie di cuore a tutti!

Dott.ssa Dhyana Chiara Rodriquez
Scuola di Specializzazione in Pediatria
Azienda Ospedaliera Universitaria di Siena

Studiare, agire, amare

La Mascota

Conosco il progetto “La Mascota” da anni… Ho qualche sorella e fratello “a distanza”, ma non avrei mai pensato che laggiù, in Nicaragua, avrei trovato un’altra famiglia. In ospedale, per la strada, nella casa dove ho vissuto per sei mesi. Spesso sospesa tra la drammaticità e la semplicità, tra la durezza e la leggerezza, tra i mille contrasti di un paese dove si muore… E si rinasce.

Ho lavorato sei mesi nell’ospedale pediatrico “Manuel de Jesus Rivera-La Mascota” di Managua, capitale del Nicaragua, uno staterello del Centramerica. In questo ospedale ci sono 21 reparti, tra cui pediatria generale, ematologia, oncologia, nefrologia, cardiologia, malattie infettive, chirurgia, radiologia, pronto soccorso, terapia intensiva pediatrica e neonatale. La Mascota è uno dei pochi ospedali del paese dove le cure per i bambini sono gratuite. Anche per i bambini malati di cancro. Ho lavorato per la maggior parte del tempo proprio nei reparti di ematologia ed oncologia, nell’ambito della solida cooperazione nata nel 1986 che tiene uniti il San Gerardo e La Mascota. Dopo 28 anni di lavoro condiviso e supportato anche da altri centri europei e statunitensi si è passati da una percentuale di guarigione da malattia oncologica pari a 0 – tutti i bambini con diagnosi di cancro non avevano possibilità di sopravvivere – ad una percentuale complessiva di guarigione del 50-60%.

La maggior parte dei medici fa un lavoro encomiabile. Le infermiere fanno turni massacranti per stipendi irrisori. La routine ospedaliera non è molto lontana da quella che tutti noi viviamo tra l’ottavo e l’undicesimo piano (scrivo pre-trasloco!): reparto e day hospital per la clinica, i progetti di sostegno sociale e psicologico per i bambini che vengono da più lontano e con maggiori necessità, le lezioni in università per il personale, persino la tipica distribuzione dei vassoi ai pazienti ricoverati da parte del personale della mensa… Non ci ho messo molto tempo ad abituarmi a questo “nuovo” lavoro e sono stata accolta a braccia aperte dalla maggior parte del personale. Per non parlare dei bambini e delle loro famiglie… spesso incuriositi dalla dottoressa “chela” (chiara di carnagione) che col suo spagnolo un po’ stentato cercava di spiegare loro cosa significasse “strappare le erbacce dal giardino”.

La cooperazione e lo scambio tra i nostri paesi sono fondamentali per la crescita. La maggiore determinante della mortalità che ancora si registra tra i bambini affetti da tumore è il ritardo nella diagnosi e nell’accesso alle cure specialistiche, dovuto sia al ritardo nel riconoscimento della patologia da parte del personale sanitario degli ospedali periferici, sia alle difficoltà che molte famiglie hanno nel condurre il proprio bambino fino a Managua. Quella che in Italia è una distanza percorribile facilmente, là può essere uno spazio inattraversabile. E questa distanza ha un grande peso anche nel problema dell’abbandono delle cure. I bambini che arrivano alla Mascota sono inoltre spesso malnutriti e affetti da gravi infezioni, due fattori che impattano enormemente nel trattamento di una patologia oncologica. E se si tratta di patologie potenzialmente non curabili con chemioterapia, se non con trapianti di midollo… Per adesso, in Nicaragua, questa opportunità terapeutica non esiste.

Quando sono partita avevo con me i protocolli AHOPCA (la sorella della nostra AIEOP), scatole di antibiotici, allopurinolo ed idrossido di alluminio per le lisi tumorali (grazie Anishelle!)… ma la vera differenza è stato l’imparare a prendersi cura, sempre, anche quando non si può guarire, con gli strumenti che si hanno a disposizione. Così la malattia non ha vinto mai. Così non vince mai, in nessuna parte del mondo.

Dopo un anno, col passare del Tempo… La consapevolezza è ogni giorno più forte. Ognuno di quei bambini ha fatto molto di più di tutto quello che io possa aver fatto per loro.

Francesca Masciocchi

La musicoterapia

Musical notes round a head of the person. A vector illustration

Oggi 2015 circa l’80%/85% dei bambini e ragazzi affetti da leucemie o linfomi, se adeguatamente curati, guariscono. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) ha sancito che per guarigione si intende guarigione fisica, psicologica e sociale. Da anni in tutti i Centri dell’Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica (A.I.E.O.P.) c’è un’attenzione particolare alla qualità di vita di questi bambini/ragazzi per raggiungere al meglio l’obiettivo previsto. Ricordiamo però che anche il 20% dei bambini/ragazzi che non ce la fanno hanno diritto alla migliore qualità di vita possibile; in questo contesto vengono a collocarsi tutte quelle attività assistenziali che possano realizzare al meglio queste condizioni di vita, la musicoterapia è oggi una realtà che ha dimostrato efficacia e concretezza nell’ambito assistenziale qualitativo. La musicoterapia è in grado di stimolare la creatività dei soggetti malati, di impegnarli, di tranquillizzarli, insomma di fare sì che le loro capacità “artistiche” possano essere fatte emergere in maniera positiva. È fondamentale però che la musicoterapia, come altre forme di arte terapia, siano promosse da professionisti non solo competenti ma anche motivati a trasmettere al malato qualcosa in più che serva loro per migliorare la qualità di vita. Oggi la musicoterapia, dove è possibile realizzarla, rafforza senz’altro quel concetto di alleanza terapeutica a noi operatori molto cara.

Dr. Momcilo Jankovic

 

A Monza la musicoterapia è seguita dal maestro Daniele Borghi e finanziata dal Comitato Maria Letizia Verga Onlus

“L’attività di musicoterapia, nel reparto di onco ematologia pediatrica, è ormai presente da marzo 2013.
In soli due anni quest’attività ha avuto un enorme impatto con le famiglie, ma soprattutto con i bambini, che vivono questo momento di ospedalizzazione e di ricovero in questo reparto difficile. La musicoterapia è un canale alternativo di comunicazione, che ha la funzione di sostenere, di far esprimere liberamente i propri stati d’animo, di elaborare e rielaborare i propri vissuti, presenti, passati e futuri che i bambini vivono in questo momento particolare della loro vita. È un momento di pura espressione improvvisativa attraverso quel canale comunicativo che è la musica, dove non si necessita per forza dell’uso della parola, ma dove solo attraverso degli strumenti, si può comprendere il mondo che ognuno ha dentro di sé. Pertanto con ognuno di questi bambini, si crea un legame, si visualizza un percorso, che gli stessi bambini seguiranno durante tutto il tempo di permanenza in reparto”.

Daniele Borghi

Recettori chimerici: Fondazione Tettamanti e Formula Pharmaceuticals annunciano partnership

 

A seguire trovate il comunicato stampa rilasciato in Italia e in USA lunedì 11 maggio 2015, per comunicare la partnership con un’azienda USA su un progetto sviluppato dalla Fondazione Tettamanti.

È un’occasione di grande soddisfazione per tutti. Permetterà infatti di sviluppare un progetto clinico di utilizzo dei CAR nelle patologie ematologiche con le necessarie risorse, senza le quali non sarebbe stato possibile farlo.

Un grazie particolare va a Chiara Magnani, Sarah Tettamanti ed Ettore Biagi e tutte le persone del loro gruppo che hanno lavorato e lavorano sul progetto.

Progetti così ambiziosi non hanno futuro se non con la massima collaborazione e riconoscimento di competenze sia di chi lavora in laboratorio sia di chi assiste il paziente al letto del malato. Senza un’armoniosa coesistenza e costruttiva integrazione non ci sarebbero per i nostri bambini le certezze del presente né le speranze per il futuro.


 

Formula Pharmaceuticals svilupperà una piattaforma allogenica non virale di immunoterapia di nuova generazione, mediata da recettori chimerici (CAR), con un private fundraising fornito da Banca Esperia 

Milano, 11 maggio 2015. Formula Pharmaceuticals Inc, società statunitense che sviluppa cure innovative contro il cancro, ha annunciato l’acquisizione in licenza dei diritti per lo sviluppo della piattaforma allogenica non virale di immunoterapia di nuova generazione, mediata da recettori chimerici (CAR) che sfrutta le cellule Killer Indotte da Citochine (Cytokine Induced Killer, C.I.K.) come popolazione immunitaria effettrice. La piattaforma di immunoterapia è stata sviluppata negli ultimi sette anni dal centro di ricerca “Fondazione M. Tettamanti – M. De Marchi”, affiliata all’Università degli Studi di Milano-Bicocca, assistita nella trattativa dallo Studio legale Pavia e Ansaldo. Banca Esperia ha svolto nella transazione il ruolo di banca agente facilitando gli investimenti privati che hanno finanziato l’acquisizione della licenza da parte di Formula Pharmaceuticals Inc. IMS Health Capital ha agito in qualità di financial advisor degli investitori.

“Il progetto C.I.K. CAR di Formula rappresenta una piattaforma tecnologica di nuova generazione, protetta da brevetti, che si differenzia in modo significativo dagli approcci CAR-T esistenti, e che potrebbe offrire una soluzione alle limitazioni degli approcci convenzionali associati all’utilizzo di cellule T autologhe”, commenta Maurits W. Geerlings, Presidente e Amministratore Delegato. “Inoltre, la piattaforma tecnologica di Formula sfrutta efficientemente la metodica di trasfezione non-virale, che potrebbe rendere la produzione su scala industriale più pratica ed economicamente vantaggiosa rispetto ai metodi di trasfezione virale. Confidiamo in un avanzamento nel campo dell’immunoterapia mediata dai CAR attraverso questo nuovo e rilevante approccio di medicina avanzata.”

“Le cellule C.I.K. hanno caratteristiche proprie delle cellule T e proprietà specifiche delle cellule Natural Killer (NK), le quali potrebbero determinare un vantaggio in termini di efficacia e sicurezza rispetto alle cellule T, nel contesto di immunoterapia mediata dai CAR” commenta il Prof. Andrea Biondi, Direttore Clinica Pediatrica e Emato-Oncologia Pediatrica, Università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondazione MBBM/Ospedale San Gerardo, Monza, Italia e Direttore Scientifico della Fondazione Tettamanti. “La fattibilità clinica delle cellule CIK allogeniche nel contesto delle sperimentazioni di terapia cellulare adottiva è stata dimostrata da diversi studi clinici indipendenti nel mondo. Superare il limite pratico della malattia del trapianto contro l’ospite (Graft versus Host Disease, GvHD) indotta da cellule T allogeniche è la chiave per fornire l’accesso ai protocolli di immunoterapia mediata dai CAR a tutti i pazienti eleggibili. Per molti pazienti, le terapie sperimentali esistenti che si basano sull’utilizzo di sangue autologo potrebbero portare a prodotti di immunoterapia mediata dai CAR subottimali, a causa di precedenti trattamenti quali chemioterapia, trapianto di midollo osseo o di co-morbidità. La preparazione di cellule CIK CAR non richiede aferesi, e può essere preparata con piccole quantità di campioni di sangue periferico”.

Sulla base di dati pre-clinici positivi ottenuti dalla Fondazione Tettamanti, le attività di produzione GMP sono iniziate per il programma di immunoterapia C.I.K. CAR di Formula, con l’obiettivo di iniziare la sperimentazione clinica nel 2016. Formula prevede di sviluppare indipendentemente e in partnership con altri soggetti approcci di terapia brevettati e in licenza nell’ambito dell’oncologia ematologica e dei tumori solidi.

“Abbiamo valutato accuratamente come entrare nel campo della immunoterapia mediata dai CAR, considerandone la rapida velocità di sviluppo”, commenta il Dr. Geerlings. “I pazienti e i medici intendono valorizzare al massimo le potenzialità di beneficio clinico di un’immunoterapia mediata dai CAR. Operando con cellule C.I.K., sangue periferico di donatori sani e una metodica di trasfezione non-virale, contiamo di fornire una alternativa migliore ai pazienti”.

Il finanziamento dell’operazione è avvenuto attraverso l’emissione di un bond “mandatory convertible” sottoscritto da investitori privati  riuniti in un Private Club Deal. Banca Esperia, la boutique di Private Investment Banking di Mediobanca e Mediolanum, ha curato l’emissione e il collocamento del bond che ha permesso l’acquisizione della licenza da parte di Formula Pharmaceuticals.

La fiducia accordata dai sottoscrittori del bond a Formula Pharmaceuticals conferma il trend di crescente interesse degli investitori per il settore Biotech e Medtech come opportunità di investimento.

 

Profili societari:

Formula Pharmaceuticals Inc

Formula Pharmaceuticals è una società specializzata nel settore della immuno-oncologia con sede a Berwyn in Pennsylvania. Inizialmente orientata alla ricerca di un vaccino contro il cancro, nel 2014 Formula ha spostato il proprio focus sull’immunoterapia mediata dai CAR. La piattaforma tecnologica di Formula offre importanti prospettive di sviluppo per gli approcci CAR con l’obiettivo di incrementare significativamente l’accessibilità delle cure, i potenziali benefici clinici e l’efficienza nel processo di produzione. La società prevede di sviluppare brevetti nell’ambito dell’oncologia ematologica e terapie anti-tumore affidabili anche in partnership con altri soggetti.

Per maggiori informazioni visitate www.formulapharma.com

Fondazione “Matilde Tettamanti – Menotti De Marchi”

La Fondazione Tettamanti è una istituzione scientifica non-profit nata nel 1987. Nel 1994 ha istituito il Centro di Ricerca Tettamanti, con il sostegno del Comitato M.L. Verga. Oltre 400 lavori sono stati pubblicati sulle più autorevoli riviste internazionali, grazie a un gruppo di oltre 35 ricercatori, tecnici, dottori di Ricerca, borsisti e studenti di dottorato dell’Università Milano-Bicocca, capaci di fare squadra intorno al direttore scientifico Prof. Andrea Biondi. Le 5 Unità di Ricerca si occupano di contesti differenti, complementari ed interattivi nell’ambito delle leucemie pediatriche (genetica molecolare, immunoterapia, terapia molecolare, cellule staminali e segnali cellulari) con l’obiettivo di trasferire al “letto del malato” le nuove conoscenze scientifiche il più rapidamente possibile. Inoltre, grazie all’attività di 15 tecnici e biologi, presso il Centro viene eseguito tutto il percorso diagnostico multidisciplinare per i bambini e adolescenti in cura presso la Clinica Pediatrica dell’ Università degli Studi di Milano-Bicocca, Fondazione MBBM/Ospedale San Gerardo, Monza, che rappresentano circa il 20% dei bambini/adolescenti con leucemia in Italia.

Per maggiori informazioni visitate www.fondazionetettamanti.it

Banca Esperia

Banca Esperia è la Boutique di Private Investment Banking nata nel 2001 da una joint venture tra Mediobanca e Mediolanum, la cui missione è diventare il consulente di riferimento per i Clienti.

È una realtà indipendente che si propone in particolare a imprenditori, professionisti, manager e famiglie con patrimoni importanti, per l’implementazione delle strategie più funzionali ai loro obiettivi in termini di investimento, pianificazione e protezione del patrimonio e passaggio generazionale.

In aggiunta ai tradizionali servizi bancari, Banca Esperia offre soluzioni per la gestione di tutte le componenti del patrimonio attraverso un modello di “private investment banking” basato su un approccio di consulenza olistico. I servizi sono orientati a soddisfare i diversi bisogni del cliente in relazione al patrimonio familiare, finanziario, imprenditoriale e immobiliare.

Il modello di business che consente di offrire soluzioni innovative, l’approccio globale che integra la gestione patrimoniale con attività di consulenza, finanziamento e servizio, le competenze specifiche e la forza degli azionisti sono le caratteristiche distintive del Gruppo Banca Esperia.

Fanno capo a Banca Esperia anche quattro società: Duemme SGR, Duemme International Luxembourg, Esperia Servizi Fiduciari ed Esperia Trust Company, che permettono di completare e arricchire i servizi per la clientela.

Per maggiori informazioni visitate www.gruppoesperia.it

Pavia e Ansaldo

Pavia e Ansaldo è uno studio legale italiano attivo in Italia e all’estero da oltre 50 anni. Presente a Milano, Roma, Bruxelles, Mosca, San Pietroburgo e Tokyo, offre assistenza in tutti gli ambiti del diritto d’impresa con 20 dipartimenti specialistici e più di 130 professionisti.

Per maggiori informazioni visitate www.pavia-ansaldo.it.