LE NOSTRE STORIE | 3 Febbraio 2020

Alla scoperta degli Instabili…Agostino

Agostino, da volontario al palco degli Instabili. L’emozione di mettere in scena un sogno, per guarire un bambino in più.

Spesso si dice che le emozioni più belle, più intense, più ricche, siano quelle che ci giungono inaspettate, quando non sono programmate, non cercate…. beh, è la verità.

Come si diventa Instabili? e, ancor meglio, come ci si sente DA Instabili? Ecco come. Una sera come tante altre mi è arrivato un messaggio da una cara persona e amica, la nostra co-Regista Ros la quale, senza girarci troppo attorno, schietta e diretta come sempre mi dice: “Ago, abbiamo un progetto, ne vuoi far parte? Ti va se ci si vede così ne parliamo?”  e io “no, non aspetto, dimmi subito” e lei: “abbiamo creato un gruppo, un gruppo teatrale, per noi, per le famiglie, per il Comitato, per i bambini, per divertire e divertirci, per unire, per camminare e costruire qualcosa di bello, un bello che possa donare”.

Praticamente è come aver chiesto a un bambino… “andiamo alla fiera dello zucchero filato colorato e dai mille gusti da scoprire e provare?”  ..la risposta è stata immediata… “Sì!!”.

Una decisione arrivata senza ombre, senza dubbi, pur avendo consapevolezza di tutti gli altri impegni esistenti: la famiglia, il lavoro, il volontariato, gli impegni di routine un “sì” rafforzato, incontro dopo incontro, da TUTTI i componenti del gruppo a prescindere dal ruolo che ognuno di essi doveva sostenere; TUTTI erano lì alla pari, nel metterci il proprio cuore, impegno, tempo:… chi smettendo di lavorare a Monza tornava a casa a Lecco per poi ritornare nuovamente a Monza per le prove, chi muovendosi con i mezzi incastrando orari assurdi, chi con figli piccoli, chi con più lavori e/o con orari di lavoro impegnativi, chi pur vivendo a “Briccolandia ovest” e con un’ora di strada da dover fare, chi tra una prova e l’altra era lì in terra con i libri di scuola aperti, chi con pazienza d’oro a donare le proprie capacità professionali, chi poi persino col pancione… e davvero potrei continuare all’infinito per ognuno dei componenti.

Questo è stato il mio ingresso, con quasi tutti i componenti sconosciuti, MA un sentirmi subito tra il gruppo, alla pari nel gruppo degli Instabili, gruppo che col tempo ho anche definito come “Famiglia degli Instabili” (e col privilegio poi d’aver come componenti niente popò di meno ché il nostro caro Papà Verga e Zio Jankovic…  e non è mica poco!!

Emozioni? Tantissime. Costantemente presenti con noi, personali e condivise; il timore di sbagliare, di non esser portati, di non farcela con i tempi, ma a controbilanciare il tutto arrivava l’esultanza della prova riuscita bene, del passo di ballo fatto a tempo, la gioia del supporto della squadra e del….divertimento costante che ha sempre vinto sull’ansia.

E poi la Prima, lo spettacolo, e con esso le persone, le risate, le emozioni, la gioia e il divertimento che hanno ripagato credo proprio TUTTI, al di sopra e al di sotto del palco, pubblico, personaggi, famiglie, bambini.

Cosa sono, cosa rappresentano per me gli Instabili…..   c’è una foto scattata a seguito di una “burlonata” nella quale qualcuno di noi ha messo in fila indiana, una poco distante dall’altra e legate tra esse tramite le stringhe, tutte le singole scarpe dei componenti del gruppo (facendo le prove nella palestra del Comitato ed entrando con calze antiscivolo, le scarpe venivano lasciate nell’atrio). Questa foto per me rappresenta gli Instabili: dalla burla giocosa, allegra, scherzosa, divertente…e da “Instabile” appunto, al fatto che TUTTE le scarpe sono legate tra esse, in un percorso condiviso, in un cammino fatto e da fare insieme e soprattutto in un cammino fatto per costruire qualcosa di bello, un bello che possa donare.

Vi aspettiamo al prossimo spettacolo!!