LE NOSTRE STORIE | 28 Settembre 2018

Jessica e la sua partita più importante

Mi chiamo Jessica e oggi ho 20 anni ma quattro anni fa ne avevo 16. 16 anni, il mondo in mano e il primo amore, le serate con gli amici, le prime esperienze e la passione di sempre: la pallavolo. Uno sport che è entrato dentro di me quando avevo solo 8 anni: gli allenamenti infiniti in palestra, le tre partite a settimana, tutte le lacrime, le gocce di sudore versate in campo, il sentirsi parte di una famiglia. La pallavolo per me era tutto questo e grazie ad essa ho imparato a non mollare mai. Ho giocato migliaia di partite ma la più importante di quel 2015 era la finale di campionato che avrebbe permesso a me e alle mie compagne di diventare campionesse provinciali. Era LA partita, quella che tutte aspettavamo da una vita ma che purtroppo andò male. Per me quella finale significava tutto e rimasi molto delusa, tanto che in palestra non parlai più con nessuno per ben due settimane dopo quella sera.

Tuttavia non sapevo che cosa il destino avesse in serbo per me, era il 5 giugno del 2015 e da parecchi giorni lamentavo un dolore atroce alla testa quando mamma e papà decisero di portarmi in pronto soccorso. La diagnosi fu tremenda: ai miei genitori venne detto che molto probabilmente si trattava di leucemia. È bastato un attimo e tutto è crollato, un minuto per trovarmi su un elicottero ed essere trasportata a Monza, San Gerardo 11 piano al Comitato Maria Letizia Verga. Il Comitato rappresenta l’eccellenza italiana per la cura di leucemie e linfomi e di altre malattie del sangue che si presentano in età pediatrica.

La mia vita è cambiata nel giro di poche ore, ma come in una partita di pallavolo mi sono detta che mai e poi mai avrei mollato e mai avrei permesso alla malattia di prendere il sopravvento su di me. È stata dura: 4 cicli di chemioterapia ed il trapianto che era l’unica soluzione per salvarmi la vita, ma un trapianto è sempre un’incognita e nessuno poteva sapere come avrei reagito. Nell’incertezza e nella paura di quei giorni però ho trovato la forza e la grinta. Il trapianto per me ha rappresentato il tie-break, quel quinto set che nella pallavolo rappresenta l’ultima possibilità per vincere e così è stato. Fare il trapianto di midollo osseo era per me l’unica speranza di guarigione: ero pronta ad affrontare la partita più importante della mia vita. Ho combattuto avendo vicino tutta la mia famiglia, il ragazzo, gli amici più cari ma soprattutto avendo a fianco medici ed infermieri eccezionali che tutt’oggi rappresentano una parte fondamentale della mia vita.

Il Comitato Maria Letizia Verga infatti non è un semplice ospedale ma è qualcosa di più: è un posto magico dove medici, infermieri, pazienti, genitori e volontari collaborano per guarire un bambino in più. È una grande famiglia e non potrei essere più felice di farne parte. Oggi sono ormai passati tre anni dal giorno della mia rinascita: ho sfiorato la morte e mi sono ripresa in mano la mia vita. Una vita che amo e di cui voglio assaporare al meglio ogni istante con profonda gratitudine per la seconda possibilità che mi è stata data. Ho vinto la partita più importante combattendo con le unghie e con i denti ma ora il sogno più grande è quello di tornare a giocare essendo consapevole che ogni volta che entrerò in campo, comunque vada, sarà una vittoria perché io ho vinto vinto la leucemia: ho vinto il bene più assoluto e prezioso che un essere umano possa desiderare, la vita.