LE NOSTRE STORIE | 11 giugno 2015

Storia di Anita

Anita è la bimba che compare al termine dello spot del mattone realizzato per il progetto “Dai! Costruiamolo insieme!”, la campagna che ha portato alla costruzione del nuovo Centro Maria Letizia Verga per lo studio e la cura della leucemia del bambino. Questa è la sua storia, raccontata da mamma e papà. 

anita

La storia di nostra figlia Anita, o meglio, della sua malattia, inizia il 1°dicembre 2009 quando, a neanche due anni e mezzo, in seguito ad un’apparentemente banale influenza le viene diagnosticata una leucemia linfoblastica acuta.

Ma come… proprio a lei che, fino a quel momento, non aveva mai avuto bisogno di un antibiotico? Lei, che era stata allattata al seno con infinito amore fino a 14 mesi? Lei, che tra un lecca-lecca e una mela sceglieva senza esitazione la seconda, buccia compresa? Lei, che amava correre e giocare all’aperto, con qualsiasi clima e temperatura?

anita2Ci siamo ritrovati catapultati all’ospedale San Gerardo di Monza, nel reparto di oncoematologia pediatrica, dove abbiamo conosciuto il dottor Jankovic e il suo gruppo di persone straordinarie, sempre sorridenti, che ci hanno fatto capire che, anche se il percorso sarebbe stato lungo e faticoso, si lottava PER VINCERE, e ci hanno aiutati a convivere, quasi con naturalezza, con il rischio costante di emorragie e infezioni gravi, inizialmente causate dalla malattia, poi dalle cure stesse, che insieme alle “cellule cattive” azzeravano, o quasi, la produzione di cellule del sangue.

All’inizio le mamme “leonesse” e i loro eroici bambini, che giocavano e ridevano con le flebo di chemio attaccate, ci sembravano un po’ matti, come se non si rendessero conto della gravità della situazione… ma ben presto abbiamo seguito il loro esempio: cosi anche noi abbiamo inaspettatamente trovato la forza per affrontare innumerevoli flebo, iniezioni, trasfusioni, prelievi, punture lombari, anestesie. Abbiamo imparato a gestire il catetere venoso centrale (un tubicino “magico” che esce dal petto e consente prelievi e infusioni senza dover bucare continuamente le vene delle braccia), e siamo riusciti a scherzare sugli effetti collaterali delle chemio: “Oh, che pasticcione questo Gaspare Chemio… stava inseguendo le cellule maligne, ma è inciampato, ha perso gli occhiali e ha sparato a un gruppo di cellule pensando fossero cattive, e invece… erano le cellule capellute!!! Vabbè dai, perdoniamolo: presto i capelli cresceranno di nuovo, e saranno ancora più belli di prima!”.

Dopo poche settimane Anita conosceva i nomi, le modalità di somministrazione e gli effetti di tutti i numerosi farmaci che doveva assumere; a volte piangeva (“Una bambina di tre anni può piangere…vero mamma?”), ma non appena stava meglio non si dimenticava mai di segnalarcelo, tranquillizzandoci!

Durante i primi mesi in cui le terapie erano più intense, con day hospital ogni due-tre giorni, e Anita era particolarmente debole ed esposta alle infezioni, siamo stati ospitati in un monolocale in Cascina Vallera, estremamente pratico e confortevole. I “padroni di casa”, Antonio e Maria, ci hanno accolti con affetto e comprensione, facendoci provare il calore della nostra casa di Cavaria, che in quel periodo ci sembrava tanto lontana… In cascina siamo riusciti a festeggiare un sereno Natale con i parenti (scaglionati per evitare il sovraffollamento, pericoloso per Anita), un allegro capodanno con amici (pochi ma buoni) e un simpatico carnevale con gli altri ospiti del residence e i volontari dell’Abio. In particolare tra quei bimbi ci è rimasto nel cuore il piccolo Roman, dolcissimo e sfortunato, con il costume da gatto e l’immancabile mascherina da cui spuntavano due occhioni malinconici e incredibilmente belli…uno azzurro e uno castano!!!

Ora, i due canonici anni di cure sono passati e si stanno rapidamente allontanando, Anita frequenta con interesse la scuola primaria, ogni giorno spazzola a lungo la sua splendida chioma di boccoli dorati, assapora la vita con entusiasmo contagioso, non perde mai l’occasione per manifestarci il suo affetto, è vivace, curiosa, sensibile e, soprattutto, serena. Quando torniamo in day hospital per i controlli, sempre meno frequenti, bacia tutte le infermiere, le impiegate, i dottori veri e i “dottori del sorriso”, guarda con tenerezza i bambini spelacchiati che sono ancora “nelle cure pesanti” e incoraggia i loro genitori, dimostrando con la sua vitalità che guarire si può, eccome!

Anita con mamma e papà

Noi genitori siamo entrati nella grande famiglia del Comitato Maria Letizia Verga: possiamo esprimere la nostra gratitudine allargando sempre di più la rete di distribuzione di presepi, uova e zucche di cioccolato (siamo riusciti perfino, grazie alla cara amica Giada, a vendere il nostro cioccolato made in Italy a centinaia di svizzerotti!!!), e contribuendo a organizzare eventi per far conoscere alla gente l’associazione e mostrare il meraviglioso ospedale costruito per e con i bambini.

Recentemente siamo stati invitati in teatro a raccontare in pubblico la nostra storia. L’emozione è stata intensa e “benefica”: percepire la partecipazione commossa di tanta gente ci ha aiutati a dare un senso positivo a quello che ci è successo, e ad avvicinarci alla guarigione dell’anima, che, come anche gli altri genitori ben sanno, è più lunga e laboriosa di quella del corpo…

Un grande abbraccio, Karen e Orazio