I NOSTRI MEDICI | 18 settembre 2014

L’importanza della ricerca

“È emozionante girare tra la gente e raccontare della nostra vita di medici, ricercatori… Delle nostre famiglie. Dei nostri bambini. Grazie al libro “In punta di piedi” mi è capitato di incontrare tanti giovani ragazzi davvero stupiti di conoscere il nostro mondo e davvero desiderosi di poter dare il loro contributo. Qui troverete una testimonianza che porterò sempre nel cuore come un regalo unico… Di quelli che sai porterai sempre nel cuore e nella memoria. Il vostro. Dott. Ettore”


In punta di piediStavo assistendo alla presentazione di un libro basato su fatti reali che narrava la storia di un bambino e della sua sfida contro la leucemia, quando il dottore, che in quel momento ne stava leggendo un passo dedicato ad un bimbo che poco tempo prima era stato sconfitto da quella forma di tumore, si commosse e alzando gli occhi lucidi da quelle pagine guardò uno per uno noi del pubblico… Poi con la voce spezzata riprese a leggere.

Terminata la lettura si presentò scusandosi prima di tutto per la lettura interrotta per la commozione.

Era giovane, di media statura e vestiva elegante, il che lo faceva sembrare un po’ più vissuto di quanto in realtà non fosse; dietro agli occhiali caratterizzati da un’esile montatura e dalle lenti spesse, spiccavano due espressivi occhi castani. Proprio da quelli si leggeva lo stato d’animo del medico, era da lì che si vedeva tutta la sofferenza che aveva provato nel vedere bambini senza alcuna colpa morire di leucemia; era da lì che trasparivano tutta la sua forza e determinazione.

Dopo un momento di esitazione si diresse verso il computer ed iniziò a spiegare il suo progetto per curare definitivamente i bambini affetti da quella patologia.

La scienza negli ultimi tempi ha fatto passi da gigante nello studio e nella cura, ma non basta, il dottore ha quindi deciso di impegnarsi per progredire ulteriormente nella ricerca istituendo laboratori e partecipando ad esperienze formative estere.

Proprio dall’America arriva infatti la base della ricerca per il suo team di scienziati: avrebbero preso degli anticorpi e li avrebbero modificati rendendoli più intelligenti e potenti.

Ciò che viene creato dagli anticorpi è un recettore chimerico artificiale, ovvero una molecola che funge da radar e permette loro di riconoscere le cellule tumorali e di attaccarle; da un esperimento di laboratorio è poi stato possibile osservare il funzionamento strabiliante di queste “macchine da guerra” che, come se fossero telecomandate, si dirigono verso le cellule tumorali e le indeboliscono fino ad annientarle.

Con questo metodo, molto meno oneroso del sistema americano, si potrebbero limitare le tanto dannose e dolorose chemioterapie.

Concludendo però il medico si girò verso l’immagine delle cellule tumorali sconfitte proiettata sulle pareti e con un tono piuttosto triste disse che la ricerca scientifica al giorno d’oggi non è adeguatamente finanziata dagli enti pubblici e che questo rallenta e arriva ad impedire lo sviluppo di nuovi farmaci e nuove cure. È qui che entrano in gioco le associazioni onlus, gruppi di persone che danno importanza a questa ricerca e cercano per quanto possibile di offrire i mezzi a scienziati come il dottore per permettere loro di proseguire negli studi.

Inoltre aggiunge che purtroppo in Italia questo tipo di cura risulta ancora inaccessibile perché le leggi del nostro Paese non ne permettono l’applicazione sui bambini, trattandosi di un complesso processo di manipolazione cellulare non ancora valutato legislativamente.

Come mai se è presente una cura funzionante per la malattia non si può applicare su mio figlio?

Questa era la domanda di alcune mamme che, venute a conoscenza dello studio, hanno deciso di portare alcuni piccoli pazienti in Germania dove non vi sono intoppi legislativi di questo tipo perché le leggi sono più all’avanguardia e minori sono i vincoli della burocrazia.

Essendo rimasto molto colpito da tutto ciò vorrei farmi portavoce di quei bambini che purtroppo hanno perso la propria battaglia partendo da mia sorella Chiara, per arrivare a Luca, Sofia, Martino, Ivan e a tutti quei bimbi che ancora lottano contro questa malattia e che hanno diritto alle migliori cure, nella speranza di entrare nel cuore di quelle istituzioni che hanno la possibilità di rendere applicabile questa cura… E vorrei fare loro una domanda: ‘Se fosse vostro figlio voi cosa fareste? ’

Articolo scritto da Filippo Gualtieri del Gruppo Giovani Amici di Chiara di Vercurago